Ricercato per femminicidio era in casa del fratello in Campania
L’ipotesi accusatoria è che la donna fosse già morta per soffocamento prima di finire nella piscina
Carmine Civitillo, 76 anni, è stato arrestato dai carabinieri a Cusano Mutri, nel Beneventano, dove si trovava ospite del fratello. L’uomo è accusato dell’omicidio della moglie Patrizia Monteleone, 64 anni, trovata morta il 27 settembre scorso nella piscina della villetta di Erba, in provincia di Como. Per il pensionato è stata disposta la custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura di Como.L’arresto è stato eseguito dai carabinieri di Como in via Roma, nell’abitazione del fratello dell’indagato, dove Civitillo si era trasferito da alcuni giorni. La sua villetta di Erba, infatti, era stata posta sotto sequestro dopo la morte della donna.Il provvedimento restrittivo è stato richiesto dal sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Bellù, al termine delle indagini coordinate dalla Procura e condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Como.La morte in piscina e i primi sospettiLa tragedia si era consumata il 27 settembre scorso. Patrizia Monteleone, affetta da disabilità dopo essere stata colpita da un ictus nel 2024, era stata trovata senza vita nella piscina della casa in cui viveva.A dare l’allarme era stato lo stesso Civitillo, che aveva prima contattato il figlio e successivamente richiesto l’intervento dei soccorsi. Quando i sanitari erano arrivati nell’abitazione, per la donna non c’era ormai più nulla da fare.Fin dai primi sopralluoghi, tuttavia, gli investigatori avevano nutrito dubbi sulla possibilità che la donna potesse aver raggiunto autonomamente la piscina e fosse caduta accidentalmente in acqua.Gli accertamenti avrebbero portato gli inquirenti a ipotizzare una dinamica ben diversa: secondo la ricostruzione investigativa, Civitillo avrebbe impedito alla moglie di gridare, comprimendole la bocca, per poi condurla fino a bordo piscina con la sedia a rotelle e gettarla in acqua.L’ipotesi accusatoria è che la donna fosse già morta per soffocamento prima di finire nella piscina. L’autopsia avrebbe evidenziato lesioni a livello della bocca, ritenute compatibili con la ricostruzione investigativa.Una relazione segnata dalla separazioneCivitillo e Monteleone erano separati da circa dieci anni. La donna, tuttavia, da alcuni mesi era tornata a vivere nella villetta dell’ex marito a Erba, non avendo trovato un’altra sistemazione adeguata alle sue condizioni di salute.Nell’abitazione risiedevano anche la figlia della coppia e il suo compagno. Alcuni vicini avrebbero riferito agli investigatori di aver sentito frequentemente urla e litigi provenire dalla casa.La situazione familiare è stata approfondita dai carabinieri nel corso delle indagini, con l’obiettivo di ricostruire i rapporti tra i coniugi e chiarire quanto accaduto nelle ore precedenti alla morte della donna.Le dichiarazioni dopo il ritrovamentoNei giorni successivi al delitto, Civitillo era stato intercettato dalle telecamere Rai della trasmissione “La vita in diretta”. In quell’occasione aveva raccontato di aver contattato il figlio dopo aver trovato l’ex moglie in piscina.«Vieni subito qua che c’è tua mamma», avrebbe detto al figlio, aggiungendo poi: «Arrangiatevi voi».L’uomo aveva inoltre dichiarato di non avere rapporti con l’ex moglie e di essere divorziato da dieci anni.Secondo quanto riferito agli investigatori, quella mattina Civitillo sarebbe uscito presto di casa per recarsi verso Lecco, rientrando in tarda mattinata. Una volta tornato, avrebbe trovato la carrozzina accanto alla piscina e la donna in acqua.L’accusa di omicidio volontario pluriaggravatoCivitillo è indagato per omicidio volontario pluriaggravato. L’ipotesi investigativa è che abbia soffocato la moglie e successivamente l’abbia gettata in piscina, nel tentativo di simulare un incidente.Gli investigatori ritengono che la donna, a causa delle sue condizioni di salute, non fosse in grado di muoversi autonomamente né all’interno dell’abitazione né in giardino.L’arresto e la custodia cautelare in carcere rappresentano un passaggio nell’ambito dell’inchiesta. La ricostruzione dei fatti dovrà essere verificata nelle successive fasi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza dell’indagato.