Targhe polacche: ci sono arresti
Il fenomeno è noto soprattutto nell’area napoletana, dove sono numerose le auto e gli scooter che circolano con targa polacca
Due tecnici polacchi sono finiti agli arresti con l’accusa di aver certificato centinaia di revisioni senza sottoporre realmente i veicoli ai controlli previsti. Uno avrebbe registrato 307 verifiche con esito positivo, l’altro 373. Le indagini si inseriscono nel più ampio contrasto al sistema delle immatricolazioni polacche utilizzate per aggirare alcuni costi legati alla circolazione in Italia, soprattutto a Napoli e provincia.I due tecnici rischiano, secondo le contestazioni, fino a otto anni di carcere. Le autorità polacche stanno intensificando i controlli sulle pratiche relative ai veicoli immatricolati nel Paese, ma utilizzati stabilmente all’estero.Il sistema delle targhe polaccheIl fenomeno è noto soprattutto nell’area napoletana, dove sono numerose le auto e gli scooter che circolano con targa polacca. I media locali lo definiscono «przekręt neapolski», espressione che richiama la cosiddetta truffa napoletano-polacca.Il meccanismo, in linea generale, prevede la vendita formale del veicolo a una società polacca, che provvede a immatricolarlo nel proprio Paese e successivamente lo concede in noleggio all’ex proprietario. Quest’ultimo continua così a utilizzare il mezzo in Italia, pagando un canone annuale che, secondo le ricostruzioni, può aggirarsi intorno ai 400 euro.Il sistema viene scelto anche per contenere i costi di gestione, tra cui il bollo e l’assicurazione Rc auto, che a Napoli può raggiungere cifre molto elevate. Tuttavia, dietro operazioni formalmente presentate come compravendite e noleggi possono nascondersi condotte illecite.Le revisioni mai effettuateUno dei punti centrali delle indagini riguarda le revisioni periodiche, che per i veicoli immatricolati in Polonia devono essere effettuate secondo le regole previste in quel Paese.Secondo l’ipotesi investigativa, in diversi casi i veicoli non avrebbero mai lasciato l’Italia: sarebbero stati trasferiti soltanto i documenti necessari alle pratiche amministrative, mentre le revisioni sarebbero state certificate senza effettuare le verifiche tecniche.In questo modo, auto e scooter avrebbero continuato a circolare senza essere sottoposti ai controlli prescritti, con possibili conseguenze anche sul piano della sicurezza stradale.Le precedenti operazioni e il caso dei 5.500 veicoliLe indagini sui due tecnici non rappresentano un episodio isolato. Qualche mese fa, in un’altra operazione, erano state arrestate altre tre persone, tra cui due periti, accusate di aver certificato revisioni mai eseguite.Tra gli indagati figurava inoltre un uomo di 48 anni, sospettato di essere coinvolto nell’immatricolazione di circa 5.500 veicoli che, secondo gli inquirenti, non sarebbero mai stati portati in Polonia.Le due operazioni sono distinte, ma rientrano nello stesso quadro di controlli avviato dalle autorità polacche per contrastare le irregolarità legate all’immatricolazione e alla circolazione internazionale dei veicoli.Gli accertamenti dovranno ora chiarire le singole responsabilità e ricostruire l’effettiva portata del sistema, distinguendo le pratiche regolari dalle eventuali certificazioni false e dalle altre condotte contestate.