Raffreddore che dura un mese, sempre più casi
Il primo elemento da considerare è la differenza tra i sintomi che persistono dopo una singola infezione e quelli provocati da infezioni successive
Un raffreddore che sembra non finire mai, con giorni di congestione nasale, tosse stizzosa e spossatezza. In alcuni casi, i sintomi respiratori possono persistere a lungo, anche quando la fase acuta dell’infezione è ormai terminata. In altri, invece, dopo un apparente miglioramento si verifica una nuova ricaduta. È il fenomeno noto come long cold, chiamato anche raffreddore “highlander”.A fare chiarezza è Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano. Come spiegato dall’esperto ad Adnkronos Salute, durante la stagione in cui circolano numerosi virus respiratori può capitare che i disturbi si protraggano per giorni o settimane, rendendo difficile capire se si tratti di una sola infezione o di più episodi ravvicinati.Perché il raffreddore può durare così a lungoIl primo elemento da considerare è la differenza tra i sintomi che persistono dopo una singola infezione e quelli provocati da infezioni successive.Nel primo caso, il virus può essere già stato eliminato dall’organismo, ma l’infiammazione delle vie respiratorie continua a provocare fastidi. Tosse, naso chiuso o che cola e irritazione della gola possono quindi rimanere anche dopo la fase più intensa della malattia.Nel secondo caso, invece, può verificarsi una nuova infezione mentre la persona sta ancora recuperando dalla precedente, oppure a pochi giorni di distanza. I sintomi dei due episodi possono sovrapporsi o alternarsi, dando l’impressione di un unico raffreddore interminabile.La presenza di disturbi persistenti o di un nuovo peggioramento, sottolinea Pregliasco, non significa necessariamente che i virus siano diventati più aggressivi o che le difese immunitarie siano indebolite. Può semplicemente trattarsi di infezioni differenti o di un’infiammazione che impiega più tempo a risolversi.Quanto dura normalmente un raffreddoreSecondo il virologo, un comune raffreddore tende generalmente a migliorare nell’arco di 7-10 giorni. Alcuni sintomi, tuttavia, possono avere tempi di recupero più lunghi: la tosse, in particolare, può persistere anche per due o tre settimane.La durata, da sola, non indica necessariamente la presenza di una complicanza. È importante osservare soprattutto l’andamento dei disturbi: un progressivo miglioramento è diverso da una situazione in cui i sintomi diventano più intensi o ricompaiono dopo una fase di ripresa.I segnali da non sottovalutareIl principale campanello d’allarme è proprio il peggioramento anziché il graduale recupero. Bisogna prestare attenzione, per esempio, se dopo alcuni giorni di apparente miglioramento tornano la febbre, una tosse più intensa o un marcato malessere generale.Tra i sintomi che meritano una valutazione medica rientrano anche:febbre elevata o persistente;forte dolore al volto o alle orecchie;tosse che peggiora invece di attenuarsi;stanchezza particolarmente intensa e che non accenna a diminuire.In presenza di questi disturbi è opportuno rivolgersi al medico per verificare che non siano comparse complicanze, come sinusiti, otiti o infezioni delle basse vie respiratorie.Quando è necessario un intervento urgenteCi sono poi sintomi che non devono essere attribuiti a un semplice raffreddore. Una difficoltà respiratoria importante, un dolore toracico persistente, confusione o alterazioni dello stato di coscienza richiedono una valutazione urgente. In queste circostanze può essere necessario chiamare il 112.Una particolare attenzione è raccomandata per gli anziani, le persone fragili, gli immunodepressi e chi convive con patologie croniche. Per queste categorie anche un’infezione respiratoria apparentemente banale può comportare rischi maggiori e richiede quindi un monitoraggio più attento.Antibiotici, perché non servono contro i virusSul fronte delle cure, Pregliasco ricorda che gli antibiotici non sono efficaci contro i virus e non devono essere assunti per trattare un comune raffreddore. Il loro utilizzo può essere indicato soltanto quando il medico individua una possibile complicanza batterica che ne giustifichi la prescrizione.Il punto centrale, dunque, è osservare l’evoluzione dei sintomi senza sottovalutare eventuali segnali di peggioramento. Un raffreddore può lasciare strascichi anche per settimane, ma quando la febbre ricompare, la tosse aumenta o compaiono difficoltà respiratorie è importante chiedere una valutazione medica.