Racket di camorra, anche il boss tra gli arrestati
Al centro degli accertamenti ci sarebbero una serie di estorsioni consumate o tentate a partire dal febbraio scorso ai danni di aziende
Quattro persone sono state fermate all’alba dai carabinieri del Comando provinciale di Avellino nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulla presunta riorganizzazione dello storico clan Graziano, attivo da decenni nel territorio di Quindici e nel Vallo di Lauro.I provvedimenti, secondo l’ipotesi investigativa coordinata dalla Dda e dal pm Henry John Woodcock, riguardano accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata. Tra i destinatari figurano anche due giovani incensurati.Le presunte richieste alle impreseAl centro degli accertamenti ci sarebbero una serie di estorsioni consumate o tentate a partire dal febbraio scorso ai danni di aziende, soprattutto del comparto edilizio, impegnate prevalentemente nei comuni dell’area.Una delle contestazioni riguarda un presunto pagamento del 5 per cento imposto a una ditta subappaltatrice impegnata in lavori per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio di Pago Vallo Lauro, per un importo complessivo di 520mila euro.Secondo gli investigatori, la richiesta sarebbe stata avanzata attraverso un imprenditore, anch’egli raggiunto dal provvedimento di fermo.Tra i fermati Fiore GrazianoNell’inchiesta compare anche Fiore Graziano, indicato dagli investigatori come uno dei vertici del gruppo camorristico storicamente radicato a Quindici.Graziano era tornato in libertà nell’ottobre del 2025 dopo aver scontato una condanna a sette anni e otto mesi di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ora il suo nome torna al centro di una nuova indagine, nella quale gli vengono contestate ulteriori condotte estorsive e il coinvolgimento nella presunta attività di riorganizzazione del clan.Intercettazioni e pedinamentiPer ricostruire i rapporti tra gli indagati e verificare le modalità attraverso cui sarebbero state avanzate le richieste di denaro, gli investigatori hanno utilizzato diverse tecniche investigative.Nell’indagine sono confluite intercettazioni telefoniche e ambientali, attività di osservazione, controlli e pedinamenti, oltre alle immagini degli impianti di videosorveglianza.Gli elementi raccolti sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria nell’ambito del procedimento che dovrà stabilire la fondatezza delle accuse contestate ai quattro fermati.