Operai licenziati restano a vivere nel cantiere

Il caso nasce nel contesto dell’inchiesta avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, emersa a fine settembre

A cura di Redazione
09 ottobre 2026 10:00
Operai licenziati restano a vivere nel cantiere -
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Il cantiere della nuova linea ferroviaria Napoli-Bari è al centro di un caso che riguarda ora anche le condizioni dei lavoratori. A Grottaminarda, 18 operai egiziani licenziati dopo l’interruzione del rapporto con la ditta per cui lavoravano sarebbero ancora ospitati nel campo base, senza le risorse economiche necessarie per lasciare la struttura. A denunciarlo è la Cgil di Avellino, che chiede un intervento per sbloccare la situazione.«Da quando sono stati licenziati, di fatto, sono rimasti bloccati all’interno del campo base. Non possono più uscire da quel recinto», afferma Italia D’Acierno, segretaria generale del sindacato irpino. La vicenda è stata portata all’attenzione della Prefettura, mentre proseguono le verifiche giudiziarie sul grande appalto ferroviario.Il subappalto interrotto dopo il blitzIl caso nasce nel contesto dell’inchiesta avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, emersa a fine settembre e relativa a presunte irregolarità nell’ambito dei lavori dell’Alta velocità. Sono 49 le persone coinvolte, a vario titolo, in ipotesi di reato che comprendono corruzione e caporalato. Tra gli aspetti da approfondire figura anche la gestione degli operai egiziani impiegati nel cantiere irpino.I lavoratori erano stati reclutati dalla Areco Srl, società edile con sede nel Casertano che operava in subappalto per il Consorzio Hirpinia Av. In seguito agli accertamenti della polizia giudiziaria, il Consorzio avrebbe interrotto il rapporto con l’impresa, contestando il mancato rispetto degli impegni previsti dal Protocollo di legalità del 2019. La decisione ha comportato anche la cessazione dei rapporti di lavoro con gli addetti coinvolti.Due mensilità da recuperareLa difficoltà, secondo la ricostruzione della Cgil, è aggravata dal fatto che gli operai non disponevano soltanto di un posto di lavoro nel cantiere: vivevano anche all’interno della struttura predisposta per ospitarli. Il campo base comprende prefabbricati con camere singole, mensa e servizi, in un’area recintata sorvegliata da personale addetto alla vigilanza.D’Acierno riferisce che non sarebbero state ancora corrisposte almeno due mensilità, quelle relative ad agosto e settembre. Venuto meno lo stipendio, gli uomini non avrebbero denaro sufficiente per sostenere le spese di viaggio, nonostante alcuni abbiano già ricevuto proposte di impiego in altre zone d’Italia.La sindacalista sottolinea inoltre che molti inviavano parte dei propri guadagni alle famiglie rimaste nei Paesi d’origine. Ora, senza liquidità, si troverebbero in una condizione di forte precarietà.La questione degli accessiUn ulteriore elemento riguarda la possibilità di entrare e uscire dal campo. Stando a quanto riferito dal sindacato, dopo il licenziamento sarebbe stata consentita agli ex dipendenti la permanenza negli alloggi fino a nuove disposizioni. Tuttavia, chi oltrepassasse il cancello non potrebbe poi rientrare, secondo le indicazioni che verrebbero applicate dal servizio di guardiania.È questo il punto sul quale la Cgil chiede chiarimenti, insieme alla necessità di individuare una soluzione che consenta ai lavoratori di ricevere quanto eventualmente ancora dovuto e di raggiungere altre destinazioni.Sindacati e istituzioni chiamati al confrontoCgil, Cisl e Uil hanno sollecitato un tavolo di monitoraggio sulla manodopera impiegata nel cantiere di Grottaminarda. Alla riunione sono stati invitati i rappresentanti di Rete ferroviaria italiana e del Consorzio Hirpinia Av, oltre alla Prefettura guidata da Franca Fico.Mentre gli inquirenti proseguono gli accertamenti sulle presunte irregolarità legate all’appalto, il sindacato chiede che la posizione dei 18 lavoratori venga affrontata con urgenza. La priorità è chiarire le condizioni della loro permanenza nel campo base, verificare le retribuzioni ancora pendenti e individuare modalità concrete per superare l’attuale situazione di stallo.

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