Neonato morto, arrestato l'ex primario di Castellammare
La vicenda ricostruita dagli investigatori si colloca tra febbraio e marzo del 2024
Un neonato morto dopo alcune settimane di ricovero in terapia intensiva e un'inchiesta che ora porta a una misura cautelare nei confronti dell'ex primario di Ginecologia dell'ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Il professionista è stato arrestato e posto ai domiciliari nell'ambito dell'indagine condotta dalla Procura di Torre Annunziata sulla morte del bambino, avvenuta nel 2024.Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura guidata da Nunzio Fragliasso. La stessa indagine ha portato anche alla sospensione per un mese dall'esercizio della professione e dal pubblico ufficio o servizio nei confronti di due medici e di un'ostetrica, tutti in servizio presso il San Leonardo all'epoca dei fatti.Le contestazioni, a vario titolo, riguardano la responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, la falsità materiale e ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale, oltre alla frode in processo penale e al depistaggio.Il parto e il successivo ricoveroLa vicenda ricostruita dagli investigatori si colloca tra febbraio e marzo del 2024. Il bambino era stato ricoverato in terapia intensiva subito dopo la nascita, a seguito di complicazioni insorte durante il parto. Le sue condizioni erano rimaste gravissime fino al decesso, avvenuto circa un mese dopo la nascita, pochi giorni prima delle festività pasquali.Secondo la ricostruzione contenuta negli atti della Procura, le condotte contestate al personale sanitario non si sarebbero limitate alle presunte responsabilità nella gestione del parto. Gli investigatori ritengono infatti che, dopo il decesso, siano state messe in atto una serie di iniziative che avrebbero avuto l'obiettivo di rendere più difficile l'accertamento delle responsabilità.Tra gli elementi indicati dagli inquirenti c'è innanzitutto la presunta alterazione della scena e della documentazione relativa al parto. La Procura sostiene che sarebbe stato creato artificialmente un nodo sul cordone ombelicale del neonato, così da rappresentare la complicazione come un evento imprevedibile per i ginecologi presenti.Cordone, placenta e cartella clinicaSempre secondo l'accusa, il cordone ombelicale e la placenta sarebbero stati smaltiti immediatamente, con modalità ritenute non conformi alle prassi cliniche normalmente adottate nella struttura. Un passaggio che, nell'ipotesi investigativa, avrebbe contribuito a rendere più difficile l'esame degli elementi utili a ricostruire quanto accaduto durante il parto.Nel mirino della Procura sarebbe finita anche la documentazione sanitaria. Gli indagati avrebbero modificato la cartella clinica relativamente agli orari di presenza e alle attività svolte dai diversi componenti dell'équipe intervenuta.Gli investigatori contestano inoltre l'esistenza di una presunta versione concordata dei fatti da fornire agli inquirenti. L'ipotesi è che i sanitari coinvolti abbiano cercato di rendere coerenti tra loro le ricostruzioni fornite durante le indagini.Il ruolo attribuito all'ex primarioÈ proprio su questo punto che, secondo la Procura, emergerebbe il ruolo ritenuto centrale dell'allora responsabile del reparto di Ginecologia. Gli investigatori gli attribuiscono un'azione di impulso nell'organizzazione delle condotte che avrebbero avuto lo scopo di alterare o occultare elementi utili all'inchiesta.L'ipotesi accusatoria è che il primario abbia promosso e coordinato una serie di iniziative finalizzate a proteggere la propria posizione, facendo leva anche sull'influenza esercitata all'interno del reparto.Le accuse dovranno ora essere sottoposte alle successive verifiche processuali. Le misure cautelari adottate nell'ambito dell'inchiesta rappresentano infatti la fase giudiziaria conseguente alle ipotesi formulate dalla Procura e non equivalgono a una sentenza di colpevolezza.L'indagine punta dunque a chiarire sia le cause e le eventuali responsabilità legate alla morte del neonato, sia ciò che sarebbe accaduto successivamente per ricostruire o modificare le tracce documentali e materiali del parto.