La morte di Domenico: "Quest'anno abbiamo fatto 3 morti"
I messaggi sarebbero stati scambiati con un altro medico, che non risulta indagato nella vicenda
Nuovi elementi emergono dalle conversazioni tra alcuni medici che hanno partecipato alle equipe coinvolte nel trapianto di cuore del 23 dicembre 2025, intervento fallito costato la vita al piccolo Domenico Caliendo. In una chat del 7 febbraio 2026, il chirurgo Vincenzo Pagano avrebbe scritto: «Fratè, abbiamo fatto tre morti dall’inizio dell’anno… sto iniziando a sperare che ci arrestano tutti».Nella stessa conversazione, Pagano avrebbe individuato una possibile criticità nelle procedure seguite durante l’intervento, sostenendo che la tragedia sarebbe avvenuta perché il medico impiantatore non avrebbe effettuato l’esame obiettivo dell’organo, come previsto dalle linee guida del Centro nazionale trapianti (Cnt).Le conversazioni al centro dell’attenzioneI messaggi sarebbero stati scambiati con un altro medico, che non risulta indagato nella vicenda. Oltre alle considerazioni sull’accaduto, nella chat compare anche un riferimento a un altro professionista coinvolto nella vicenda.«Oppido continua a rinfacciare ipotetiche colpe e a fuggire. Si era messo in ferie fino all’8 marzo», avrebbe scritto ancora Pagano, secondo quanto riportato nelle conversazioni.Le parole contenute nei messaggi potrebbero ora essere sottoposte all’attenzione degli inquirenti, chiamati a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto e a verificare eventuali responsabilità nella gestione del trapianto.L’iniziativa legale della famiglia Caliendo-MercolinoIntanto, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Mercolino, ha annunciato che si recherà in Procura a Napoli per chiedere agli investigatori di ascoltare, come persone informate sui fatti, i medici coinvolti nelle conversazioni.L’obiettivo è consentire agli inquirenti di approfondire il contenuto dei messaggi e verificare la portata delle dichiarazioni riportate nelle chat, anche alla luce delle procedure cliniche seguite durante il trapianto.La vicenda resta al centro degli accertamenti giudiziari. Le affermazioni attribuite ai medici costituiscono elementi da verificare nell’ambito dell’indagine e non equivalgono, da sole, a conclusioni definitive sulle cause della morte del bambino o sulle eventuali responsabilità individuali.