La Campania resta maglia nera per i reati ambientali
Il quadro tracciato dal rapporto conferma dunque il peso particolarmente rilevante del Mezzogiorno nel fenomeno dell'illegalità ambientale
La Campania resta in testa alla classifica delle regioni italiane per numero di reati ambientali accertati. È quanto emerge dal rapporto «Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia» di Legambiente, realizzato sulla base dei dati relativi agli illeciti scoperti dalle forze dell'ordine e dalle Capitanerie di porto nel corso del 2025.Sono 5.636 i reati ambientali contestati in Campania, una cifra che rappresenta il 15,8% del totale nazionale. Un dato che mantiene la regione ai vertici della graduatoria, davanti alla Sicilia, che con 3.726 illeciti arriva al 10,4% del totale italiano. Sul terzo gradino si trova la Puglia, con 3.601 reati, mentre la Calabria segue con 2.862.Il quadro tracciato dal rapporto conferma dunque il peso particolarmente rilevante del Mezzogiorno nel fenomeno dell'illegalità ambientale.Napoli prima provincia in ItaliaA livello provinciale è ancora Napoli a occupare la prima posizione. Nel territorio metropolitano sono stati accertati 2.512 reati ambientali, con un incremento dell'8,6% rispetto al 2024.Alle spalle di Napoli si trova un'altra provincia campana: Salerno, con 1.472 illeciti penali accertati. Anche in questo caso il dato è in crescita, con un aumento dell'11,4% rispetto all'anno precedente.Terza è Palermo, che registra 1.235 reati. Proprio il capoluogo siciliano viene indicato da Legambiente per il forte incremento registrato nel confronto annuale: +59,6%.Completano le prime posizioni Roma, stabile al quarto posto con 1.113 reati, Cosenza con 1.092 e Bari con 985. Per il Nord la provincia con il dato più elevato è Genova, che sale al settimo posto nazionale con 963 illeciti ambientali.Le altre regioni nella graduatoriaScorrendo la classifica regionale, il Lazio è la prima regione del Centro Italia, al quinto posto con 2.358 reati. La Sardegna, invece, raggiunge la sesta posizione con 2.240 illeciti, superando la Toscana, ferma a 2.123.Il dato dell'isola viene evidenziato nel rapporto anche per il percorso di crescita degli ultimi anni: nel 2022 la Sardegna occupava infatti la quindicesima posizione. Nel 2025 sono stati inoltre rilevati 6.067 illeciti amministrativi.Nel Nord cambia invece la regione al primo posto. La Liguria, con 1.863 illeciti penali contestati, supera la Lombardia e sale all'ottavo posto nazionale. La Lombardia scivola al nono posto con 1.822 reati, mentre la graduatoria regionale è chiusa dall'Emilia-Romagna, decima con 1.434.Lecce entra nella top ten provincialeTra i dati provinciali, una delle novità del rapporto riguarda Lecce, che entra tra le prime dieci province italiane con 847 reati ambientali accertati.Conservano invece la loro presenza nella top ten Foggia e Ancona, rispettivamente con 838 e 671 illeciti penali.Il quadro complessivo restituisce una forte concentrazione del fenomeno nelle regioni meridionali, che continuano a occupare le posizioni più alte della graduatoria nazionale.Campania prima anche per le inchieste sulla corruzione ambientaleIl rapporto dedica inoltre spazio alla cosiddetta corruzione green, indicando la Campania come la regione con il maggior numero di inchieste: 15 procedimenti, davanti alla Sicilia con 13 e alla Lombardia con 9. Seguono Puglia, con 7, Lazio con 6, Calabria con 5 e Piemonte con 4.Diversa la graduatoria se si prendono in considerazione gli arresti. In questo caso è la Sicilia a guidare la classifica con 96 arresti, mentre la Campania si trova al secondo posto con 85, davanti alla Puglia con 53 e alla Lombardia con 32.Nel complesso, secondo i dati raccolti da Legambiente, il Mezzogiorno è l'area maggiormente interessata dalle inchieste sulla corruzione ambientale, con 27 procedimenti censiti nel periodo preso in esame. Numeri che confermano, anche sotto questo profilo, la particolare esposizione del Sud alle diverse forme di illegalità legate all'ambiente.