Inquinamento del Fiume Sarno, chiusa azienda di igiene urbana

Le ipotesi di reato alla base del sequestro riguardano il deposito incontrollato di rifiuti, la gestione illecita degli stessi e lo scarico abusivo di reflui

A cura di Redazione
20 ottobre 2026 21:00
Inquinamento del Fiume Sarno, chiusa azienda di igiene urbana -
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Un piazzale industriale di circa 3.000 metri quadrati è stato sottoposto a sequestro preventivo nell’ambito delle attività investigative dirette a individuare e rimuovere le fonti di inquinamento del fiume Sarno. Al centro dei controlli un’area utilizzata dalla Dm Technology Srl, società con sede a Sant’Antonio Abate che opera nel settore dei servizi di igiene urbana.Il provvedimento è stato eseguito dagli uomini della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia insieme ai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Napoli. Le verifiche avrebbero fatto emergere diverse criticità ambientali, riconducibili alle modalità di gestione dei reflui prodotti durante il lavaggio degli automezzi e alla presenza di rifiuti e fanghi di depurazione depositati senza adeguate protezioni.Le ipotesi di reato alla base del sequestro riguardano il deposito incontrollato di rifiuti, la gestione illecita degli stessi e lo scarico abusivo di reflui. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire l’entità delle violazioni e le eventuali responsabilità.Il lavaggio dei mezzi e il percorso dei refluiIl piazzale era utilizzato, tra le altre cose, per parcheggiare compattatori, spazzatrici e altri veicoli impiegati nei servizi di raccolta dei rifiuti urbani. Proprio le attività svolte nell’area hanno attirato l’attenzione degli investigatori, che durante le ispezioni avrebbero individuato un sistema di lavaggio degli automezzi mediante idropulitrice.Secondo quanto ricostruito nel corso dei controlli, le acque prodotte dal lavaggio confluivano in una vasca, ma il percorso dei reflui avrebbe aggirato l’impianto di depurazione presente nel sito. Quest’ultimo sarebbe risultato spento durante le verifiche.I liquidi, anziché essere trattati attraverso il sistema di depurazione, sarebbero quindi finiti direttamente nella rete della pubblica fognatura. È proprio questa modalità di gestione degli scarichi a rappresentare uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’ispezione.Gli investigatori sono ora chiamati a verificare nel dettaglio il funzionamento del sistema, le condizioni dell’impianto e la conformità delle operazioni alle autorizzazioni ambientali disponibili.Fanghi di depurazione lasciati senza coperturaLe verifiche hanno inoltre portato al rinvenimento di quasi due metri cubi di fanghi di depurazione. Il materiale sarebbe stato accumulato sia direttamente sul terreno sia all’interno di una vasca, senza adeguate opere di contenimento e senza coperture.Una parte dei fanghi sarebbe fuoriuscita, finendo direttamente sul suolo. La situazione riscontrata ha sollevato ulteriori criticità sul piano ambientale, considerando il rischio che materiali di questo tipo possano disperdersi nell’area circostante o entrare in contatto con le acque meteoriche.La presenza dei fanghi si aggiunge alle anomalie rilevate nella gestione dei reflui e costituisce uno degli elementi presi in considerazione nell’ambito del provvedimento di sequestro.Cassoni con rifiuti urbani e tracce di percolatoNel piazzale sono stati trovati anche cassoni contenenti rifiuti provenienti dalla raccolta urbana. Durante l’ispezione sarebbero state individuate tracce di percolato sulla superficie calpestabile dell’area.Il percolato è un liquido che può formarsi quando l’acqua attraversa masse di rifiuti, raccogliendo sostanze disciolte e contaminanti. La sua presenza può rappresentare un elemento di rischio quando non viene correttamente raccolto e gestito, soprattutto in aree prive di adeguati sistemi di contenimento.La combinazione tra rifiuti depositati nel sito, fanghi lasciati senza protezione e tracce di percolato ha quindi contribuito a delineare il quadro delle criticità ambientali riscontrate dagli operatori.Le autorizzazioni ambientali non comprendevano il deposito dei rifiutiUn altro punto centrale emerso dalle verifiche riguarda i titoli autorizzativi della società. Dagli accertamenti risulterebbe che la Dm Technology Srl fosse in possesso di un’Autorizzazione unica ambientale relativa agli scarichi delle acque meteoriche, delle acque di dilavamento del piazzale e di quelle derivanti dalle attività di lavaggio.Tale autorizzazione, secondo quanto ricostruito, non contemplava invece la gestione o il deposito dei rifiuti presenti nell’area.La distinzione è rilevante perché il possesso di un’autorizzazione per specifiche tipologie di scarico non equivale automaticamente all’autorizzazione a svolgere altre attività connesse alla gestione dei rifiuti. Gli accertamenti dovranno quindi stabilire se le operazioni effettivamente condotte nel piazzale rispettassero i limiti e le condizioni previsti dai titoli disponibili.I controlli nell’ambito della tutela del fiume SarnoIl sequestro si inserisce nel più ampio lavoro di controllo finalizzato a individuare le fonti di pressione ambientale che possono contribuire all’inquinamento del fiume Sarno e del territorio circostante.L’azione congiunta della Guardia Costiera e del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri ha permesso di documentare, secondo quanto riferito, le condizioni del piazzale e le modalità di gestione di reflui e rifiuti. Il vincolo preventivo sull’area punta a impedire che le criticità individuate possano proseguire mentre vengono svolti gli ulteriori approfondimenti.La vicenda richiama l’attenzione sull’importanza dei controlli negli insediamenti industriali che ospitano mezzi e attività legati ai servizi ambientali: anche in questi contesti, lo smaltimento dei reflui e la gestione dei materiali di scarto devono rispettare le prescrizioni previste dalla normativa.Le ipotesi contestate dovranno essere verificate nel corso del procedimento, mentre gli accertamenti proseguiranno per definire le eventuali responsabilità e valutare le conseguenze ambientali delle condotte riscontrate.

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