False presenze per 500 ore, chirurgo nei guai
Nel fascicolo sono confluiti 27 episodi che, secondo quanto riportato nell’informativa investigativa, sarebbero avvenuti tra il 6 novembre 2024 e il 5 aprile 2025
Un anno di interdizione dal servizio nelle strutture sanitarie pubbliche e convenzionate. È il provvedimento disposto nei confronti di P. V., 52 anni, originario di Napoli e specialista ambulatoriale in Chirurgia plastica e ricostruttiva presso l’ospedale “A. Guerriero” di Marcianise. Al professionista vengono contestate presunte irregolarità nella registrazione delle presenze, che secondo gli investigatori avrebbero portato alla maturazione di 531 ore di servizio considerate fittizie.
L’inchiesta dei carabinieri del Nas
La vicenda giudiziaria parte da una segnalazione effettuata nel febbraio 2025 dalla direttrice sanitaria del presidio, Laura Leoncini, al termine di alcune verifiche. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha quindi affidato gli accertamenti ai carabinieri del Nas.
Nel fascicolo sono confluiti 27 episodi che, secondo quanto riportato nell’informativa investigativa, sarebbero avvenuti tra il 6 novembre 2024 e il 5 aprile 2025. Le anomalie avrebbero riguardato soprattutto le registrazioni effettuate attraverso il sistema di rilevazione delle presenze dell’ospedale.
In alcune giornate sarebbero comparsi turni particolarmente prolungati, con registrazioni che arrivavano a indicare 17, 18, 24 e 25 ore consecutive di permanenza in servizio, nonostante l’attività prevista dal contratto fosse pari a sei ore settimanali.
Gli spostamenti sotto esame
Uno degli elementi acquisiti dagli investigatori riguarda alcuni spostamenti effettuati durante il periodo oggetto dell’indagine. In particolare, in due circostanze collocate nei giorni vicini al Natale del 2024, il medico sarebbe stato a Roccaraso mentre il sistema dell’ospedale avrebbe continuato a segnalarne la presenza presso il presidio di Marcianise.
La ricostruzione investigativa ipotizza inoltre che, in più occasioni, il professionista abbia registrato l’accesso alla struttura sanitaria per poi assentarsi e rientrare successivamente, anche il giorno seguente. In queste circostanze, secondo l’accusa, il badge sarebbe stato utilizzato nuovamente per formalizzare la conclusione del turno.
Gli elementi raccolti
Gli accertamenti non si sarebbero basati esclusivamente sulle registrazioni elettroniche. Nel corso dell’indagine sarebbero stati esaminati anche i filmati delle telecamere, i movimenti dell’automobile, i dati relativi ai passaggi Telepass, le utenze telefoniche e la documentazione sanitaria.
Per il gip Angela Mennella, gli elementi raccolti avrebbero consentito di ricostruire in maniera convergente una serie di presunti spostamenti incompatibili con le presenze risultanti dai sistemi dell’ospedale. La condotta, secondo quanto riportato nel provvedimento, avrebbe inoltre presentato caratteristiche di ripetitività nell’arco di diversi mesi.
Il conteggio effettuato nell’ambito dell’indagine avrebbe portato a quantificare in 531 le ore di servizio che sarebbero state recuperate attraverso le presunte attestazioni irregolari. Il danno economico ipotizzato a carico della pubblica amministrazione supera i 18mila euro.
La decisione del gip
La Procura aveva chiesto, oltre alla sospensione dall’attività, anche l’applicazione del divieto di dimora a Napoli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto invece la sola interdizione per dodici mesi dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio, estendendola alle strutture pubbliche e a quelle convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.
Alla base della decisione ci sarebbe la ritenuta sussistenza di gravi indizi in relazione alle ipotesi di falsa attestazione della presenza in servizio e truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione.
Il medico, sentito nell’ambito dell’interrogatorio preventivo la scorsa estate, aveva scelto di non rispondere alle domande, ma aveva presentato dichiarazioni spontanee e una memoria difensiva. Nella documentazione depositata avrebbe riferito, tra l’altro, di aver trasmesso una Pec alla direttrice sanitaria per manifestare la propria disponibilità a recuperare le ore maturate, senza ottenere una risposta.
L’inchiesta proseguirà nelle sedi giudiziarie competenti. Le contestazioni formulate nei confronti del professionista dovranno essere sottoposte alle successive valutazioni processuali, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.