Ex primaria arrestata, secondo l'accusa vantava parentele con il clan

L'inchiesta è nata dopo la morte del piccolo Salvatore, deceduto a circa un mese dalla nascita

A cura di Redazione
08 ottobre 2026 10:30
Ex primaria arrestata, secondo l'accusa vantava parentele con il clan -
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Un nodo al cordone ombelicale che, secondo la Procura, sarebbe stato creato artificialmente per attribuire la morte di un neonato a un evento imprevedibile. E una cartella clinica che sarebbe stata successivamente alterata per modificare la ricostruzione di quanto accaduto in sala parto. È il quadro delineato dagli inquirenti nell'inchiesta sul decesso di un bambino avvenuto nel marzo 2024 all'ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.Al centro dell'indagine è finita Eutalia Esposito, ex primaria di Ginecologia e già consigliera comunale, raggiunta dalla misura degli arresti domiciliari. Complessivamente sono quattro le persone coinvolte: tre medici e un'ostetrica. Per gli altri tre indagati è stata disposta la sospensione per dodici mesi dall'attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio.Il bambino morì dopo un mese di ricoveroL'inchiesta è nata dopo la morte del piccolo Salvatore, deceduto a circa un mese dalla nascita. Il neonato era stato trasferito in terapia intensiva a seguito di complicazioni insorte dopo il parto.Secondo l'ipotesi accusatoria, le responsabilità non si sarebbero fermate a una presunta condotta colposa nell'assistenza sanitaria. Gli investigatori contestano infatti agli operatori una serie di comportamenti che sarebbero stati messi in atto successivamente per nascondere eventuali responsabilità.Tra questi ci sarebbe la simulazione di un nodo sul cordone ombelicale, accompagnata dallo smaltimento immediato del cordone e della placenta. L'operazione, secondo gli inquirenti, sarebbe servita a rappresentare il decesso come conseguenza di una circostanza non prevedibile.Contestata anche la modifica della cartella clinicaUn altro capitolo dell'indagine riguarda la documentazione sanitaria. La Procura contesta presunte falsificazioni relative, tra l'altro, agli orari di presenza del personale e alle attività svolte dai singoli operatori.Gli investigatori ritengono inoltre che gli indagati possano aver concordato versioni dei fatti da fornire durante gli accertamenti, nell'ambito di una condotta che viene contestata come frode nel processo penale e depistaggio.Alla ex primaria viene attribuito dagli inquirenti un ruolo centrale nella presunta alterazione delle fonti di prova, anche in considerazione dell'influenza che avrebbe esercitato all'interno del reparto da lei diretto. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, oltre alle ipotesi di frode e depistaggio.Borrelli: «Sono circa dieci anni che denuncio»Sulla vicenda è intervenuto anche il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che sostiene di aver segnalato negli anni precedenti diverse vicende riguardanti l'ex dirigente sanitaria.«Sono circa 10 anni che denuncio questa ex direttrice», afferma Borrelli, sostenendo di aver presentato denunce ed esposti anche in relazione a episodi che, a suo giudizio, presenterebbero analogie con quello ora finito al centro dell'inchiesta.Il parlamentare richiama inoltre i rapporti familiari dell'ex primaria con persone indicate negli atti relativi allo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia nel 2022 e cita, in particolare, la vicenda dell'agguato subito da Raffaele Cafiero, detto “'o mostro”. Borrelli sostiene che l'episodio avrebbe rappresentato uno degli elementi per i quali aveva presentato precedenti segnalazioni.Quattro indagati, misure disposte dal gipLe misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura guidata da Nunzio Fragliasso. L'esecuzione è stata affidata alla Guardia di Finanza di Torre Annunziata.L'inchiesta dovrà ora verificare le responsabilità individuali e la fondatezza delle contestazioni mosse ai quattro indagati. Si tratta di provvedimenti adottati nella fase delle indagini preliminari: le persone coinvolte restano presunte innocenti fino a un'eventuale sentenza definitiva.

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