Donna costretta a truffare anziani per pagare i debiti del compagno
L’uomo aveva conosciuto la compagna attraverso TikTok nel gennaio 2026, quando si trovava già in carcere
Da Napoli a Parma per partecipare a una serie di truffe ai danni di persone anziane. Non per scelta, ma per cercare di evitare conseguenze al compagno detenuto, che avrebbe accumulato debiti per decine di migliaia di euro. È la vicenda ricostruita dagli investigatori nell’ambito dell’indagine che ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari nei confronti di persone ritenute coinvolte in un traffico di stupefacenti organizzato e gestito anche dall’interno di diversi istituti penitenziari.Al centro di questo episodio c’è la compagna di Emanuele De Pasquale, in passato ritenuto legato al clan Troncone di Fuorigrotta e successivamente diventato collaboratore di giustizia. Secondo gli elementi riportati nell’ordinanza, la donna sarebbe stata coinvolta nelle pressioni esercitate per recuperare il denaro che il compagno doveva ad altri soggetti.I debiti del compagno e la richiesta dell’orologio di famigliaDe Pasquale, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato coinvolto nel traffico di cocaina e avrebbe accumulato debiti per circa 50mila euro. Una parte della somma sarebbe stata persa quando era ancora libero, anche a causa della ludopatia; un’altra sarebbe derivata dalle scommesse clandestine effettuate durante la detenzione nel carcere di Siracusa.L’uomo aveva conosciuto la compagna attraverso TikTok nel gennaio 2026, quando si trovava già in carcere. Con il passare del tempo, anche la donna sarebbe finita nel raggio delle richieste legate ai debiti del detenuto.In un primo momento, le sarebbe stato chiesto di consegnare un orologio di valore, un ricordo di famiglia. La donna avrebbe però rifiutato, spiegando che il prezioso si trovava in cassaforte.Il rifiuto non avrebbe fermato le pressioni. Secondo gli inquirenti, la richiesta successiva sarebbe stata molto più grave: partecipare alle truffe organizzate contro gli anziani, così da contribuire al recupero delle somme dovute.La partenza per Parma alle due di notteLe istruzioni sarebbero arrivate nel mese di febbraio. La donna avrebbe dovuto partire da Napoli alle due del mattino del giorno successivo, raggiungere Parma e prendere parte al meccanismo delle truffe.Le sarebbe stato spiegato che una quota del ricavato, pari al 15 per cento, sarebbe stata destinata al compagno. Ma, secondo quanto emerge dall’ordinanza, non si sarebbe trattato di una semplice proposta: in caso di rifiuto, anche lei avrebbe rischiato di diventare bersaglio delle ritorsioni legate ai debiti dell’uomo detenuto.La vicenda delineerebbe quindi un sistema nel quale le pressioni per recuperare il denaro avrebbero coinvolto non soltanto chi aveva contratto i debiti, ma anche persone a lui vicine, spinte a partecipare ad attività illecite.Il viaggio con un altro uomo e il piano per tirarsi indietroLa donna sarebbe effettivamente partita per Parma insieme a un altro uomo, che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato a sua volta costretto a partecipare alle truffe per ripagare i propri debiti.Il loro compito sarebbe stato quello di ritirare materialmente denaro e gioielli dalle vittime, dopo che altri complici le avessero già raggirate. I due avrebbero dunque dovuto intervenire nella fase conclusiva delle operazioni, recuperando i beni ottenuti attraverso l’inganno.Una volta arrivati a destinazione, tuttavia, avrebbero deciso di non portare a termine l’incarico. Quando sarebbe giunta la telefonata con le indicazioni sull’abitazione da raggiungere, avrebbero finto di aver notato la presenza delle forze dell’ordine nella zona.Un pretesto che avrebbe consentito loro di allontanarsi senza procedere al ritiro del denaro e dei gioielli.L’inchiesta sul traffico di droga gestito dalle carceriL’episodio è contenuto negli atti dell’indagine che ha portato i carabinieri a eseguire nove misure cautelari. L’inchiesta riguarda un presunto traffico di stupefacenti che sarebbe stato coordinato anche da persone detenute in diversi istituti penitenziari, attraverso l’utilizzo di telefoni cellulari.Il caso della donna diretta a Parma rappresenta uno degli aspetti più delicati emersi dalle indagini: secondo l’ipotesi accusatoria, i debiti legati al traffico di droga e al gioco d’azzardo sarebbero diventati uno strumento di pressione per spingere altre persone a commettere reati, in questo caso truffe ai danni degli anziani.Le circostanze dovranno essere valutate nell’ambito del procedimento giudiziario. Le responsabilità degli indagati restano da accertare e vale per tutti la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.