Cuccioli malati venduti come cani di razza: cinque misure cautelari

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Napoli

A cura di Redazione
22 ottobre 2026 07:00
Cuccioli malati venduti come cani di razza: cinque misure cautelari -
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Un presunto sistema organizzato per il commercio di cuccioli malati, accompagnato da pratiche commerciali ingannevoli e irregolarità nella documentazione sanitaria e fiscale. È quanto emerso da un’indagine condotta per due anni dai Carabinieri Forestali del Cites del Gruppo di Napoli, che ha portato nella mattinata di oggi all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, tra titolari e gestori di noti esercizi commerciali cittadini.Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Napoli. Contestualmente, altri presunti complici e sodali sarebbero stati denunciati in stato di libertà. Tra le ipotesi di reato contestate figurano l’associazione per delinquere, la vendita di cuccioli affetti da patologie, la frode e la truffa.Le indagini partite dal ritrovamento di cuccioli mortiL’attività investigativa è cominciata con una serie di controlli mirati sul territorio. Durante gli accertamenti, la polizia giudiziaria ha recuperato diversi cadaveri di cuccioli, ritenuti riconducibili alle attività commerciali successivamente perquisite e a casi segnalati da acquirenti che si sarebbero considerati truffati.Per chiarire le cause dei decessi e le condizioni in cui gli animali erano stati allevati, trasportati e venduti, è stata disposta una complessa attività di esame autoptico e anatomopatologico. Le verifiche sono state affidate agli specialisti del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.Gli esami avrebbero consentito di individuare patologie gravi, tra cui parvovirosi, una forma di gastroenterite virale, cimurro e parassitosi aggressive come la giardiasi. Si tratta di malattie potenzialmente molto pericolose per i cuccioli, soprattutto quando le loro difese immunitarie non sono ancora adeguatamente sviluppate.Cuccioli importati troppo presto e in condizioni precarieSecondo la ricostruzione investigativa, gli animali provenivano principalmente dall’Europa orientale e sarebbero stati inseriti nel circuito commerciale quando erano ancora troppo piccoli, senza aver completato il necessario svezzamento e senza un adeguato sviluppo delle difese immunitarie.Le condizioni igienico-sanitarie durante la detenzione e il trasporto, insieme allo stress legato agli spostamenti precoci, avrebbero aggravato la vulnerabilità dei cuccioli, provocando sofferenze acute e, in numerosi casi, la morte.Gli investigatori ipotizzano inoltre che, per nascondere o attenuare i sintomi prima della vendita, agli animali venissero somministrati farmaci, tra cui antibiotici e antinfiammatori, senza le necessarie garanzie e competenze veterinarie.Un elemento ritenuto particolarmente significativo riguarda la documentazione sanitaria. Le perizie universitarie avrebbero infatti accertato un’incompatibilità tra l’età biologica reale dei cuccioli e le date di nascita o di vaccinazione riportate sui passaporti stranieri e sui libretti sanitari consegnati agli acquirenti.Pubblicità online e promesse di razza certificataIl presunto sistema commerciale si sarebbe basato anche sulla promozione degli animali attraverso internet e i social network. I cuccioli, soprattutto di piccola taglia e appartenenti a tipologie simili a Chihuahua, Barboncini, Spitz, Maltesi e Chow Chow, sarebbero stati reperiti a basso costo da privati non censiti o attraverso canali privi di adeguate garanzie sanitarie e genealogiche.Successivamente, venivano pubblicizzati come cani di razza pura, con pedigree o purezza certificata, spesso utilizzando espressioni commerciali come «mini toy». Agli acquirenti sarebbero state inoltre prospettate garanzie relative a microchip e vaccinazioni che, secondo gli accertamenti, non sempre avrebbero trovato riscontro nella documentazione e nelle condizioni effettive degli animali.Pagamenti in contanti e documenti irregolariL’inchiesta avrebbe fatto emergere anche presunte irregolarità nella gestione delle vendite. Le transazioni si sarebbero concluse prevalentemente in contanti oppure attraverso ricariche su carte prepagate intestate a terze persone, indicate dagli investigatori come possibili prestanome. In diversi casi, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero state rilasciate ricevute fiscali.Alcuni cuccioli sarebbero stati consegnati senza microchip identificativo; altri sarebbero stati accompagnati da libretti sanitari ritenuti falsificati o compilati direttamente dagli indagati, pur in assenza di una qualifica medico-veterinaria.Il quadro delineato dagli investigatori è quello di un’organizzazione che avrebbe puntato sulla vendita rapida di animali acquistati a basso costo, facendo leva sulle aspettative degli acquirenti e sulla promessa di cuccioli sani e di razza.L’inchiesta ha ora portato alle misure cautelari e alle ulteriori denunce, mentre le contestazioni dovranno essere verificate nelle successive fasi giudiziarie. Le responsabilità delle persone coinvolte restano da accertare nel rispetto della presunzione di innocenza.

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