Cittadinanza a oltre 70 brasiliani, arrestata una donna a Torre
Residenze fittizie, documenti e attestazioni ritenuti falsi, alloggi trasformati in dormitori e pratiche concluse in meno di due mesi
L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e condotta dagli investigatori del Commissariato di Torre del Greco, ha portato alla luce un presunto meccanismo capace di aggirare i controlli necessari per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, cioè per discendenza. Secondo l'ipotesi accusatoria, le procedure sarebbero state utilizzate da richiedenti che non disponevano della documentazione necessaria a dimostrare il legame genealogico con un antenato italiano e che, inoltre, non avrebbero avuto una residenza effettiva e stabile nel comune vesuviano.Una rete organizzata che avrebbe coinvolto persone con ruoli differenti, dalla gestione dei contatti con i richiedenti alla predisposizione delle pratiche amministrative, fino alle attestazioni anagrafiche necessarie per completare l'iter. Il tutto, secondo la ricostruzione investigativa, in cambio di somme di denaro che sarebbero state distribuite tra i partecipanti al sistema.Il presunto sistema delle cittadinanze faciliLa vicenda ruota attorno a un meccanismo che avrebbe consentito di ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana in tempi estremamente ridotti. In alcuni casi, stando agli accertamenti, sarebbero bastate meno di otto settimane per completare le procedure, nonostante l'assenza dei presupposti documentali e dei requisiti sostanziali richiesti.La normativa sulla cittadinanza iure sanguinis consente il riconoscimento della cittadinanza italiana a chi dimostra di discendere da un cittadino italiano, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge. La procedura richiede quindi verifiche sulla documentazione genealogica e, quando previsto, sull'effettiva residenza del richiedente nel territorio in cui presenta la domanda.Proprio su questi passaggi si sarebbe concentrata l'attività del gruppo individuato dagli investigatori. Secondo l'accusa, alcuni componenti avrebbero predisposto o utilizzato false attestazioni per far risultare la presenza stabile dei cittadini brasiliani a Torre del Greco. Altri avrebbero curato le iscrizioni anagrafiche e gli adempimenti amministrativi che conducevano al riconoscimento della cittadinanza.Il risultato sarebbe stato un percorso accelerato, nel quale le verifiche previste sarebbero state aggirate attraverso informazioni non veritiere e la collaborazione di soggetti che, per il proprio ruolo, avrebbero avuto accesso alle procedure comunali.Almeno 5mila euro per ogni praticaIl sistema avrebbe avuto anche una precisa componente economica. Per ogni richiesta, i cittadini brasiliani avrebbero versato almeno 5mila euro, una somma che, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata ripartita tra le persone coinvolte nell'organizzazione.Considerando le oltre 70 pratiche che gli investigatori avrebbero ricondotto al presunto meccanismo, il volume economico complessivo potrebbe essere stato significativo. La cifra minima indicata dagli inquirenti, tuttavia, non consente da sola di stabilire l'ammontare effettivamente incassato dal gruppo, né la quota eventualmente percepita da ciascun partecipante.Gli accertamenti puntano a chiarire proprio la distribuzione dei compensi e le responsabilità individuali. L'ipotesi investigativa è che le somme non fossero il risultato di singole iniziative isolate, ma rappresentassero il corrispettivo di un'attività organizzata, nella quale ogni soggetto avrebbe contribuito a una fase specifica della procedura.La presunta disponibilità di contatti all'interno dell'amministrazione comunale avrebbe consentito di gestire più richieste e di accelerare gli adempimenti, trasformando il riconoscimento della cittadinanza in un servizio illecito offerto a pagamento.Le residenze fittizie e gli alloggi trasformati in dormitoriUno degli aspetti più significativi dell'inchiesta riguarda i luoghi nei quali i richiedenti avrebbero dichiarato di abitare durante l'iter amministrativo. Per far risultare la residenza nel comune vesuviano, sarebbero stati utilizzati immobili destinati a ospitare temporaneamente più persone, in condizioni che gli investigatori hanno ricostruito come funzionali al sistema delle attestazioni anagrafiche.Si sarebbe trattato, in alcuni casi, di veri e propri dormitori, nei quali i cittadini brasiliani avrebbero soggiornato a pagamento soltanto per il periodo necessario a far risultare formalmente la loro presenza sul territorio.Tra le strutture indicate nell'indagine figurerebbe anche un noto albergo di Torre del Greco, che sarebbe stato utilizzato come uno dei riferimenti per le residenze dichiarate dai richiedenti.La permanenza negli alloggi avrebbe avuto, secondo la ricostruzione accusatoria, una funzione prevalentemente burocratica: fornire un'apparente base abitativa utile a completare la procedura, senza corrispondere necessariamente a una reale e continuativa presenza nel comune.L'analisi di questi immobili e delle dichiarazioni relative agli indirizzi di residenza avrebbe permesso agli investigatori di confrontare le informazioni riportate nelle pratiche con gli elementi raccolti sul territorio. Un passaggio importante per verificare la sistematicità delle presunte irregolarità e individuare i soggetti che avrebbero contribuito a rendere possibile il meccanismo.I controlli negli uffici comunali e il ruolo dei funzionariL'indagine ha interessato direttamente le procedure amministrative del Comune di Torre del Greco. Secondo gli elementi raccolti, almeno tre pubblici ufficiali in servizio presso l'ente avrebbero preso parte, con ruoli da chiarire nel dettaglio, al sistema illecito. Accanto a loro sarebbero state individuate altre persone con stretti rapporti con l'amministrazione.Gli investigatori hanno esaminato la documentazione acquisita negli uffici comunali, ricostruendo le modalità con cui le richieste sarebbero state presentate, registrate e successivamente accolte. L'attività è stata svolta anche con la collaborazione della Prefettura di Napoli, che ha contribuito agli approfondimenti sulle procedure e sugli atti amministrativi.Il lavoro documentale avrebbe consentito di individuare le pratiche sospette e di ricostruire i diversi passaggi necessari per arrivare al riconoscimento della cittadinanza. Gli accertamenti si sarebbero concentrati sulle attestazioni di residenza, sulle iscrizioni anagrafiche e sulle modalità con cui sarebbero stati superati i controlli relativi ai requisiti richiesti.La contestazione, nella sua complessità, riguarda quindi non soltanto l'eventuale presentazione di documenti falsi da parte dei richiedenti, ma anche il presunto contributo di persone che avrebbero potuto intervenire dall'interno o in prossimità degli uffici pubblici.Resta fondamentale, sul piano giudiziario, distinguere le singole posizioni: la presenza di un procedimento investigativo e di ipotesi di reato non equivale a una responsabilità definitivamente accertata per tutti i soggetti coinvolti.La donna fermata a Ferrara dopo il rientro dall'esteroUn ruolo centrale nell'inchiesta sarebbe stato attribuito a una cittadina brasiliana, ritenuta dagli investigatori la promotrice e organizzatrice del gruppo. La donna è stata fermata il 13 ottobre a Ferrara, dopo essere rientrata in Italia da un soggiorno all'estero.A eseguire il provvedimento sono stati gli agenti della Squadra mobile di Ferrara, con la collaborazione del Commissariato di Torre del Greco, nell'ambito dell'attività coordinata dalla Procura di Torre Annunziata.Alla donna vengono contestate, nell'ambito dell'indagine, le ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla falsità ideologica in atti pubblici. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe avuto una funzione di coordinamento nell'organizzazione delle pratiche e nei rapporti con gli altri soggetti coinvolti.Dopo il fermo, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ferrara ha convalidato il provvedimento, ritenendo sussistenti il pericolo di fuga e i gravi indizi di colpevolezza, e ha disposto la custodia cautelare in carcere.La donna, madre di un bambino piccolo, è stata successivamente trasferita nell'Istituto di custodia attenuata per madri di Venezia, struttura destinata ad accogliere detenute con figli di tenera età secondo le condizioni previste dall'ordinamento.Un'inchiesta che mette sotto osservazione le procedure di riconoscimentoLa vicenda di Torre del Greco apre interrogativi sulla vulnerabilità delle procedure amministrative quando le verifiche documentali e anagrafiche vengono, secondo l'ipotesi accusatoria, aggirate attraverso attestazioni non veritiere e la presunta collaborazione di soggetti interni al sistema pubblico.Il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis richiede accertamenti puntuali, perché comporta l'attribuzione di uno status giuridico sulla base di requisiti specifici. La presunta organizzazione avrebbe sfruttato proprio i passaggi necessari a verificare tali requisiti per offrire un percorso alternativo, rapido e a pagamento.Gli oltre 70 casi ricostruiti dagli investigatori tra il 2022 e il 2024 rappresentano ora il punto di partenza per gli approfondimenti giudiziari sulle responsabilità dei singoli e sull'eventuale estensione del sistema.L'inchiesta dovrà chiarire chi abbia ideato e coordinato le procedure, quali siano stati i compiti dei funzionari comunali e degli altri soggetti coinvolti, come siano stati distribuiti i compensi e quale sia la posizione delle persone che hanno ottenuto il riconoscimento della cittadinanza attraverso le pratiche contestate.Per la donna fermata a Ferrara è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre il procedimento proseguirà per verificare la fondatezza delle accuse e definire le responsabilità individuali. Come previsto dalla legge, le contestazioni dovranno essere accertate nelle successive fasi processuali e gli indagati restano presunti innocenti fino a un'eventuale condanna definitiva.