Stupro a Castellammare, la ragazza torrese torturata si è finta morta
La ragazza e il giovane si erano conosciuti da poco attraverso una chat
«Tu non vedi dove stai? Questo non è un posto dove portare le ragazze, io stasera ti uccido!». Sarebbe stata questa, secondo l'accusa, una delle minacce rivolte da un 26enne a una ragazza di 22 anni prima che la situazione degenerasse in una violenta aggressione all'interno di una cantina di corso Alcide De Gasperi, a Castellammare di Stabia.Il giovane, indicato negli atti con le iniziali R.R., è stato arrestato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla gip del Tribunale di Torre Annunziata, Mariaconcetta Criscuolo, su richiesta della Procura. Il 26enne è accusato di violenza sessuale e di altri gravi reati in relazione a quanto sarebbe accaduto nella notte tra il 2 e il 3 agosto.La ragazza e il giovane si erano conosciuti da poco attraverso una chat. Secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza cautelare, il 26enne avrebbe convinto la 22enne a raggiungerlo nella cantina di un condominio di corso De Gasperi. Sarebbe stato proprio all'interno di quel locale che, secondo l'accusa, si sarebbe consumata l'aggressione.La porta bloccata e il telefono sottrattoStando a quanto ricostruito dagli investigatori, una volta entrati nella cantina il giovane avrebbe sottratto alla ragazza il telefono cellulare e avrebbe bloccato l'unico accesso al locale, utilizzando un pesante termosifone.La 22enne sarebbe rimasta così all'interno della cantina per diverse ore, senza poter uscire. Secondo la Procura, nonostante il dissenso manifestato dalla giovane e i suoi tentativi di difendersi, il 26enne avrebbe iniziato a picchiarla e a costringerla a subire ripetuti atti sessuali contro la sua volontà.Nell'ordinanza di circa 20 pagine, la gip ricostruisce anche alcuni dei momenti più drammatici raccontati dalla vittima e ritenuti supportati dagli elementi raccolti durante le indagini.La ragazza avrebbe cercato in più occasioni di reagire all'aggressione, arrivando a graffiare l'uomo e a mordergli un dito nel tentativo di difendersi. La reazione, secondo quanto riportato nel provvedimento, non avrebbe però fermato il 26enne.Le violenze e le travi di legnoTra gli episodi descritti nell'ordinanza, la gip riferisce che l'indagato avrebbe utilizzato una bottiglia per versare dell'acqua nella bocca della giovane mentre questa si trovava a terra, provocandole una sensazione di soffocamento.Successivamente, secondo la ricostruzione riportata nel provvedimento cautelare, il giovane avrebbe immobilizzato la testa della ragazza tra le proprie gambe, chiedendole di emettere versi associati al soffocamento.La 22enne sarebbe stata poi nuovamente spinta a terra, in posizione supina. Secondo quanto riportato dalla gip, sul suo petto sarebbero state posizionate anche delle travi di legno lunghe circa due metri, mentre l'uomo le avrebbe intimato di fingere di essere morta.Nel corso dell'aggressione, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza, il 26enne avrebbe sferrato diversi calci alle braccia e alle gambe della giovane e avrebbe compiuto ulteriori gesti violenti nei suoi confronti.Gli accertamenti dopo la denunciaLa vicenda è emersa a seguito della denuncia presentata dalla ragazza, che ha consentito agli investigatori di avviare gli accertamenti sulla notte trascorsa nella cantina.La sua versione dei fatti, secondo quanto riportato negli atti, sarebbe stata ritenuta dettagliata e coerente e avrebbe trovato riscontri negli elementi raccolti successivamente dalla polizia giudiziaria.Tra gli elementi acquisiti figurano i referti medici, la documentazione fotografica relativa alle lesioni e le testimonianze di persone alle quali la giovane avrebbe raccontato quanto accaduto subito dopo i fatti.Sulla base del quadro investigativo raccolto, la Procura ha quindi chiesto l'applicazione della misura cautelare nei confronti del 26enne. La gip Mariaconcetta Criscuolo ha accolto la richiesta e disposto la custodia in carcere.Il giovane è stato arrestato dai Carabinieri e trasferito in carcere, a disposizione dell'autorità giudiziaria.Le accuse dovranno ora essere affrontate nelle successive fasi del procedimento. L'indagato, come previsto per ogni persona sottoposta a procedimento penale, resta presunto innocente fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.