Sfilate e matrimoni, danno da 600mila euro

A far emergere in maniera particolarmente evidente la vicenda fu soprattutto un matrimonio organizzato nel dicembre del 2024

A cura di Redazione
11 settembre 2026 14:30
Sfilate e matrimoni, danno da 600mila euro -
Condividi

Le sale di uno dei luoghi più importanti per la memoria storica italiana sarebbero state utilizzate per eventi privati e commerciali a fronte di corrispettivi ritenuti ampiamente inferiori a quelli previsti. È il quadro al centro dell’indagine della Corte dei Conti della Campania, che contesta all’ex direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli un presunto danno alle casse pubbliche superiore a 613mila euro.L’inchiesta è condotta dalla magistratura contabile campana, guidata dal procuratore Giacinto Dammicco, con i sostituti Capalbo, Vitale e Cangiano, insieme ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Sotto esame ci sarebbe la gestione delle concessioni degli spazi monumentali dell’Archivio nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024.Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel corso di quei quattro anni gli ambienti dello storico complesso sarebbero stati messi a disposizione per numerose iniziative senza applicare correttamente i tariffari previsti o, in alcuni casi, senza un'adeguata formalizzazione delle autorizzazioni. Eventi che avrebbero avuto natura lucrativa o commerciale, tra cui manifestazioni di moda, produzioni televisive e cinematografiche, convention e congressi.A far emergere in maniera particolarmente evidente la vicenda fu soprattutto un matrimonio organizzato nel dicembre del 2024. Tra il 6 e l’8 dicembre, l’Archivio avrebbe ospitato una celebrazione con centinaia di invitati, distribuiti tra alcuni degli ambienti più prestigiosi del complesso.Per l’occasione sarebbero state utilizzate la Sala Filangieri e la Sala Tasso, mentre il Chiostro del Platano sarebbe stato destinato al buffet dei dolci. Anche il primo atrio sarebbe stato trasformato per la festa, con musica, dj set e macchine del fumo. Immagini e filmati dei festeggiamenti finirono rapidamente sui social, attirando l’attenzione sull’utilizzo degli spazi monumentali.Proprio quella festa avrebbe contribuito a far scattare ulteriori verifiche. Il Ministero della Cultura avviò infatti le proprie ispezioni, mentre la vicenda arrivò all’attenzione della magistratura contabile.Il punto centrale, oltre alle modalità di utilizzo degli ambienti, riguarda il costo della concessione. Per i tre giorni occupati dalle operazioni di allestimento, dallo svolgimento della cerimonia e dal successivo disallestimento, sarebbero stati versati all’Archivio 7.700 euro.Una cifra che, secondo gli accertamenti effettuati sulla base dei tariffari ministeriali, sarebbe stata fortemente distante da quella dovuta. Considerando gli spazi utilizzati e anche gli ambienti che, secondo gli investigatori, sarebbero stati occupati senza una formale autorizzazione, il valore complessivo della concessione sarebbe stato stimato inizialmente tra 42mila e 78mila euro. La magistratura contabile avrebbe poi individuato in 63.525 euro il canone minimo ritenuto applicabile.La differenza tra quanto incassato e quanto sarebbe stato dovuto rappresenterebbe soltanto uno degli elementi presi in considerazione nell’ambito dell’indagine più ampia sul quadriennio di gestione. Per la Corte dei Conti, infatti, il matrimonio non sarebbe un episodio isolato, ma uno degli esempi di una modalità di concessione degli spazi che avrebbe prodotto nel tempo un rilevante pregiudizio economico per l’amministrazione pubblica.Gli accertamenti ministeriali hanno inoltre escluso, secondo quanto emerso, la presenza di danni materiali permanenti ai documenti antichi e alla struttura dell’Archivio riconducibili all’evento. Le verifiche erano state condotte anche alla luce dell’utilizzo di musica ad alto volume e macchine del fumo all’interno del complesso.Il procedimento contabile prosegue ora con le contestazioni rivolte all’ex dirigente. La diretta interessata avrà 45 giorni per presentare le proprie deduzioni alla Corte dei Conti e fornire la propria ricostruzione sulla gestione delle concessioni e sulle somme richieste per l’utilizzo degli spazi.Sarà quindi la magistratura contabile, sulla base degli elementi raccolti e delle eventuali giustificazioni presentate, a valutare le responsabilità e l’effettiva entità del danno erariale ipotizzato.

Segui il Fatto Vesuviano