Napoli resta la città più economica d'Italia

Lo studio ha preso in esame 20 prodotti alimentari considerati di largo consumo e 13 diverse prestazioni nel settore dei servizi

A cura di Redazione
06 settembre 2026 14:30
Napoli resta la città più economica d'Italia -
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Quanto costa davvero vivere in una grande città italiana? Una risposta arriva dall'ultima analisi realizzata dal Codacons sui prezzi rilevati dall'Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con dati aggiornati a giugno 2026. Il confronto mette in evidenza differenze molto marcate tra i principali capoluoghi italiani e restituisce una fotografia di un Paese nel quale il costo di beni e servizi cambia sensibilmente a seconda della città in cui si vive.In cima alla classifica delle città più care si trova ancora una volta Milano. Nel capoluogo lombardo, considerando un paniere composto complessivamente da 33 voci tra prodotti e servizi, la spesa raggiunge quasi 693 euro.All'estremo opposto si colloca Napoli, che secondo la rilevazione risulta la città con il paniere meno costoso tra i capoluoghi presi in considerazione. Per acquistare gli stessi beni e usufruire delle medesime tipologie di servizi sono necessari circa 402 euro. La differenza rispetto a Milano arriva quindi a circa il 42 per cento.Lo studio ha preso in esame 20 prodotti alimentari considerati di largo consumo e 13 diverse prestazioni nel settore dei servizi. Nel campione rientrano, tra le altre voci, i prezzi praticati da pizzerie, parrucchieri, studi dentistici e strutture veterinarie.Il risultato evidenzia una distanza significativa soprattutto tra le città del Nord e quelle del Mezzogiorno.Per la spesa alimentare, il divario emerge già davanti agli scaffali dei supermercati e dei negozi. A Milano, Bolzano, Trieste e Firenze il costo complessivo del paniere alimentare supera i 200 euro. Napoli, invece, si ferma a 140 euro, il valore più basso registrato nella rilevazione.La differenza diventa ancora più evidente quando si passa dai prodotti ai servizi. In questo caso Milano raggiunge una spesa complessiva di 491 euro, mentre Aosta arriva a 452 euro. A Napoli, per le prestazioni considerate dall'indagine, il conto si ferma invece a 262 euro.Anche alcune spese che possono sembrare secondarie hanno ormai un peso concreto nei bilanci delle famiglie. È il caso della cura degli animali domestici, diventata negli ultimi anni una voce sempre più stabile delle uscite familiari.Tra le prestazioni considerate c'è anche la vaccinazione dal veterinario. A Milano il costo può arrivare a 63 euro, mentre a Napoli la stessa prestazione risulta decisamente meno onerosa, con una tariffa minima rilevata di 29,50 euro.Numeri che confermano quindi il vantaggio apparente del capoluogo campano sul fronte dei prezzi. Ma dietro la fotografia di Napoli come città più conveniente si nasconde una realtà economica molto più articolata.Il livello più contenuto dei prezzi, infatti, non può essere interpretato esclusivamente come un elemento positivo. Da una parte, costi più bassi per alimentazione, ristorazione e servizi possono rappresentare un importante sostegno per le famiglie che devono fare i conti con bilanci sempre più difficili da gestire. Dall'altra, però, la minore capacità di spesa dei consumatori contribuisce a mantenere più contenuti i prezzi praticati dalle attività.Il problema riguarda quindi il rapporto tra prezzi e redditi. Un costo della vita inferiore può infatti convivere con una capacità d'acquisto molto più debole rispetto a quella delle aree economicamente più forti del Paese.Nel caso di Napoli, il quadro è condizionato da salari medi più bassi, da una consistente presenza di occupazione precaria e da livelli di partecipazione al mercato del lavoro ancora inferiori rispetto a quelli registrati in numerose regioni settentrionali.Per questo motivo il confronto sui prezzi non racconta da solo il reale benessere economico dei cittadini. Spendere meno per una pizza, per un servizio professionale o per una visita dal veterinario può certamente alleggerire il bilancio familiare, ma il dato assume un significato differente se rapportato a stipendi e possibilità occupazionali.La classifica del Codacons restituisce dunque una fotografia a due facce. Milano conferma il proprio primato tra le città dove il paniere considerato pesa maggiormente sulle tasche dei consumatori, mentre Napoli si distingue per il livello più contenuto della spesa.Tra i due estremi emerge però una questione più ampia, che riguarda gli squilibri economici territoriali italiani. Il costo dei beni e dei servizi è solo uno degli elementi da considerare: per comprendere davvero le condizioni delle famiglie occorre metterlo in relazione con redditi, occupazione e capacità di consumo.La convenienza di Napoli rappresenta quindi un dato reale della rilevazione, ma non necessariamente coincide con una maggiore disponibilità economica dei suoi abitanti. Dietro quei prezzi più bassi si trova anche il riflesso di un'economia nella quale una parte significativa delle famiglie continua a dover gestire risorse limitate e una capacità di acquisto lontana da quella delle aree più ricche del Paese.

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