Maxi-frode da 60 milioni in Campania
La nuova attività di verifica ha permesso di ampliare il quadro investigativo e di ricostruire un meccanismo fiscale ritenuto particolarmente articolato
Una maxi-frode fiscale da oltre 60 milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Avellino al termine di una complessa attività di verifica fiscale. L’indagine, condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, è scaturita da una precedente attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Avellino.Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire un articolato sistema di evasione che avrebbe coinvolto complessivamente dieci imprese dislocate in diverse zone del territorio nazionale. Al centro della vicenda è finita una società irpina attiva nel commercio di prodotti elettronici, con diversi punti vendita presenti tra l’Irpinia e il Salernitano.L'azienda era già finita sotto la lente degli investigatoriLa società irpina non sarebbe nuova agli accertamenti delle Fiamme Gialle. Già nel settembre del 2025 era stata destinataria di un sequestro preventivo per un valore di 5 milioni di euro, disposto dal gip del Tribunale di Avellino.Il provvedimento è stato successivamente confermato in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel luglio scorso.La nuova attività di verifica ha permesso ora di ampliare il quadro investigativo e di ricostruire un meccanismo fiscale ritenuto particolarmente articolato, basato su una rete di società utilizzate per realizzare operazioni commerciali e fiscali fittizie.Il sistema delle società cartiereSecondo quanto ricostruito dai finanzieri, il sistema avrebbe avuto come elemento centrale una cosiddetta frode carosello, un meccanismo che, in questo caso, sarebbe stato realizzato attraverso l'emissione e l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti.All'interno della rete avrebbero avuto un ruolo determinante le cosiddette società cartiere. Si tratta di imprese formalmente esistenti ma prive di una reale struttura organizzativa e aziendale, utilizzate principalmente per produrre documentazione fiscale e commerciale fittizia.Attraverso questo sistema sarebbe stato possibile creare una serie di passaggi documentali e contabili destinati a far apparire come regolari operazioni che, secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, non sarebbero invece state supportate da una reale attività economica.Oltre 7 milioni di Iva sottratti al fiscoUno degli aspetti più rilevanti emersi dalla verifica riguarda l'Iva. Secondo la ricostruzione effettuata dai militari, il meccanismo avrebbe consentito alla società sottoposta a controllo di sottrarre al fisco oltre 7 milioni di euro di imposta sul valore aggiunto.Il dato si inserisce in un quadro complessivo ancora più ampio: l'intero sistema fraudolento avrebbe infatti generato movimentazioni e irregolarità per un valore superiore ai 60 milioni di euro.Le verifiche hanno richiesto un'attività complessa, anche alla luce della presenza di imprese coinvolte in diverse aree del territorio nazionale. I finanzieri hanno quindi proceduto alla ricostruzione dei rapporti commerciali e dei flussi documentali, mettendo in relazione le diverse società che avrebbero fatto parte della rete.Il marchio estraneo alla vicendaLa società irpina operava nel settore della vendita di prodotti elettronici attraverso l'insegna di un noto marchio commerciale.Un elemento che gli investigatori hanno ritenuto necessario precisare è che il marchio utilizzato dall'azienda sarebbe completamente estraneo alla vicenda. Gli accertamenti, infatti, riguardano esclusivamente la società sottoposta alle verifiche e il presunto sistema di frode fiscale ricostruito dagli investigatori.L'inchiesta della ProcuraL'attività della Guardia di Finanza si inserisce nel più ampio procedimento investigativo già delegato e coordinato dalla Procura della Repubblica di Avellino.La conclusione della verifica fiscale rappresenta quindi un ulteriore sviluppo di un'indagine partita da precedenti accertamenti e che ha progressivamente consentito agli investigatori di ricostruire una rete composta da numerose imprese.Ora gli elementi raccolti dai finanzieri saranno valutati nell'ambito del procedimento giudiziario. Gli accertamenti hanno portato alla luce un sistema che, secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe stato costruito attraverso società prive di una reale operatività e mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.L'indagine conferma inoltre l'attenzione della Guardia di Finanza nei confronti dei meccanismi di evasione fiscale più complessi, soprattutto quelli che utilizzano società formalmente autonome e distribuite in diverse regioni per rendere più difficile la ricostruzione dei flussi economici.Al momento, il dato principale emerso dall'attività delle Fiamme Gialle è quello di una frode complessivamente superiore ai 60 milioni di euro e di oltre 7 milioni di euro di Iva che, secondo gli accertamenti, sarebbe stata sottratta al fisco attraverso il sistema delle società cartiere e delle fatture per operazioni inesistenti.