Marito ucciso nel sonno con 189 coltellate, contestata la premeditazione

L'intervento delle forze dell'ordine e i successivi accertamenti avrebbero quindi dato il via alla ricostruzione della dinamica dell'omicidio

A cura di Redazione
02 settembre 2026 08:00
Marito ucciso nel sonno con 189 coltellate, contestata la premeditazione -
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Si aprirà il prossimo 10 settembre, davanti alla Corte di Assise di Napoli, il processo a carico di Lucia Salemme, la donna accusata di aver ucciso il marito Ciro Rapuano all’interno della loro abitazione nel cuore di Napoli, nella zona di Forcella.L'imputazione è quella di omicidio volontario, con una serie di circostanze aggravanti che rendono particolarmente pesante il quadro accusatorio: la Procura contesta infatti la premeditazione, l'aver commesso il delitto nei confronti del coniuge, la crudeltà e la minorata difesa della vittima.Al centro dell'inchiesta c'è un dato particolarmente drammatico: secondo l'accusa, Rapuano sarebbe stato raggiunto da 189 coltellate mentre si trovava nella camera da letto dell'abitazione familiare.Il procedimento sarà celebrato presso la Terza Sezione della Corte di Assise di Napoli. La difesa di Lucia Salemme è affidata all'avvocato Riccardo Marco Pinto. La figlia non convivente della coppia si è invece costituita parte civile ed è rappresentata dall'avvocato Andrea Ladogana.La notte del delittoI fatti risalgono alla notte del 4 settembre 2025.Secondo la ricostruzione investigativa, Salemme avrebbe agito all'interno della camera da letto dove si trovava il marito. La Procura ritiene che l'azione non sia stata improvvisa, ma preparata in precedenza.È proprio la contestazione della premeditazione uno dei punti centrali dell'impianto accusatorio.Stando a quanto riportato nel capo di imputazione, la donna avrebbe aspettato che Rapuano si addormentasse prima di entrare in azione. Avrebbe quindi preso due coltelli e, prima di aggredire il marito, avrebbe provveduto a disattivare la telecamera di sorveglianza installata all'interno dell'abitazione.Successivamente, sempre secondo l'accusa, avrebbe colpito l'uomo mentre si trovava ancora disteso sul letto.Una sequenza che gli investigatori ritengono incompatibile con l'ipotesi di una colluttazione improvvisa e che costituisce uno degli elementi sui quali si concentrerà il dibattimento.La scoperta del corpoA far emergere quanto era accaduto sarebbe stata un'altra figlia della coppia.Quando sarebbe arrivata nell'abitazione, però, per il padre non ci sarebbe stato più nulla da fare. Ciro Rapuano era già morto.L'intervento delle forze dell'ordine e i successivi accertamenti avrebbero quindi dato il via alla ricostruzione della dinamica dell'omicidio, mentre la donna veniva arrestata nelle ore immediatamente successive.Lucia Salemme fu trasferita nel carcere di Secondigliano, dove rimase a disposizione dell'autorità giudiziaria.La prima versione fornita dalla donnaFin dalle prime fasi dell'inchiesta, però, la donna avrebbe fornito agli investigatori una versione profondamente diversa da quella sostenuta dalla Procura.Salemme avrebbe raccontato di non essere stata lei ad avviare l'aggressione. Secondo il suo racconto, sarebbe stato il marito a colpirla per primo, provocandole una ferita a un braccio.La donna avrebbe quindi sostenuto di aver reagito durante una colluttazione.Nella sua ricostruzione avrebbe inoltre spiegato di aver individuato un secondo coltello nascosto sotto il cuscino proprio durante lo scontro con il marito e di averlo utilizzato per difendersi.Una versione che, tuttavia, non coincide con quella elaborata dagli inquirenti sulla base degli elementi raccolti durante le indagini.Due ricostruzioni opposteIl processo dovrà dunque confrontarsi anche con due narrazioni radicalmente differenti di quella notte.Da una parte c'è la versione della difesa, secondo la quale Salemme avrebbe reagito a un'aggressione del marito e avrebbe agito in una situazione di colluttazione.Dall'altra, la tesi accusatoria descrive invece un'azione pianificata: Rapuano sarebbe stato aggredito nel sonno, mentre si trovava in una condizione di particolare vulnerabilità, dopo che la telecamera interna sarebbe stata disattivata.È proprio su questi elementi che si concentrano le contestazioni relative alla premeditazione e alla minorata difesa.Anche il numero delle ferite, 189 secondo quanto contestato nel procedimento, rappresenta un elemento destinato a essere esaminato nel corso del dibattimento per ricostruire la dinamica dell'aggressione e le modalità con cui si sarebbe consumato il delitto.Il processo davanti alla Corte di AssiseOra sarà l'aula giudiziaria a dover stabilire quale ricostruzione sia compatibile con gli elementi raccolti.Dal 10 settembre, i giudici della Corte di Assise di Napoli saranno chiamati a esaminare il materiale investigativo, le testimonianze e gli altri elementi che entreranno nel processo.La difesa potrà sostenere la propria ricostruzione dei fatti, mentre la parte civile rappresenterà gli interessi della figlia della vittima.Il dibattimento dovrà quindi fare luce non soltanto sulla responsabilità penale dell'imputata, che dovrà essere accertata in sede giudiziaria, ma anche sulle circostanze nelle quali maturò la tragedia.Un delitto ancora da ricostruire in aulaA un anno di distanza dai fatti, la morte di Ciro Rapuano arriva dunque davanti ai giudici.Le accuse formulate dalla Procura dovranno essere sottoposte al vaglio del processo e confrontate con la versione fornita dall'imputata. Saranno gli elementi acquisiti nel corso del dibattimento a stabilire cosa accadde realmente quella notte nell'abitazione di Forcella.Sul tavolo ci sono la dinamica dell'aggressione, l'utilizzo dei due coltelli, la disattivazione della telecamera e soprattutto la questione della premeditazione.Il 10 settembre inizierà così un processo destinato a ricostruire, passo dopo passo, le ultime ore di vita di Ciro Rapuano e quanto accadde all'interno della casa nella quale fu trovato morto.

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