Estubato troppo presto, così è morto il bimbo dopo l'intervento al cuore
Nella relazione viene definita «tecnicamente incongrua e ingiustificata», sulla base della condizione in cui si trovava il neonato
A tre anni dalla morte di Claudio Scala, il bambino di Forino deceduto a soli tre mesi al Monaldi di Napoli dopo un intervento al cuore, arrivano nuovi elementi nell’ambito della causa civile promossa dalla famiglia. Sono state infatti depositate le conclusioni dei consulenti tecnici nominati dal Tribunale civile partenopeo per ricostruire quanto accaduto durante e soprattutto dopo l’operazione.Il piccolo era stato sottoposto a un intervento chirurgico nell’aprile del 2023 per correggere un problema cardiaco. Secondo quanto riportato nella relazione dei consulenti, medico legale Caterina Offidani e cardiochirurgo pediatrico Lorenzo Galletti, l’operazione sarebbe stata portata a termine con successo, mentre le principali criticità sarebbero emerse nella successiva gestione clinica.«La gestione post-operatoria ha determinato criticità decisive»Nella consulenza viene evidenziato che «la gestione successiva all’intervento chirurgico – portato a termine con successo – abbia determinato delle criticità decisive nel decesso del piccolo Claudio Scala».Tra gli aspetti ritenuti rilevanti dai consulenti c’è la scelta di procedere con un’estubazione precoce. Nella relazione viene definita «tecnicamente incongrua e ingiustificata», sulla base della condizione in cui si trovava il neonato.Secondo la ricostruzione tecnica, la ripresa della respirazione autonoma avrebbe comportato un maggiore consumo di ossigeno e un aumento del lavoro a carico del miocardio, già sottoposto a condizioni critiche.La battaglia della famigliaLa madre, Lidia Luongo, porta avanti dal 2023 la causa civile nei confronti della struttura ospedaliera e dei sanitari coinvolti nel percorso assistenziale del figlio, assistita dagli avvocati Federica Renna e Massimo Velli.Per la famiglia, le conclusioni appena depositate rappresentano un passaggio importante dopo le contestazioni sollevate fin dall’inizio sulla gestione del caso. L’avvocata Renna ha sottolineato la gravità delle valutazioni contenute nella consulenza.«Leggere, nero su bianco, nella consulenza dei CTU nominati dal Tribunale, che le omissioni avvenute nella fase post-operatoria nei confronti del piccolo Claudio Scala sono state di una gravità eccezionale e che queste hanno portato alla sua morte», ha dichiarato il legale, «da un lato ci stringe il cuore per la sofferenza che ha dovuto subire, dall'altro ci dà finalmente la consapevolezza che avevamo ragione».Dal procedimento penale alla causa civileLa vicenda aveva avuto in precedenza anche uno sviluppo sul piano penale. Le contestazioni mosse dalla famiglia nei confronti dei sanitari non avevano trovato riscontro nell’autopsia eseguita a Napoli, secondo quanto riferito dalla difesa dei familiari, e il procedimento penale nei confronti dei medici Guido Oppido e Marianna Carrozza era stato archiviato.Nel frattempo è proseguita la causa civile davanti al Tribunale di Napoli. Il giudice Claudia Coliccho aveva affidato a Offidani e Galletti il compito di esaminare il percorso clinico del piccolo, dall’intervento al decorso successivo, verificando l’eventuale presenza di profili di responsabilità professionale.Le conclusioni dei consulenti costituiscono ora un nuovo elemento agli atti del procedimento. Spetterà al giudizio civile valutare il loro contenuto e stabilire eventuali responsabilità. I professionisti coinvolti potranno inoltre esporre le proprie ragioni e contestare le conclusioni formulate nella consulenza.