Denuncia il caporalato a Boscoreale, perde lavoro e alloggio

A rendere pubblica la vicenda è stata la Rete Vesuviana Solidale, organizzazione impegnata da tempo nel sostegno alle persone migranti

A cura di Redazione
02 settembre 2026 06:00
Denuncia il caporalato a Boscoreale, perde lavoro e alloggio -
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Dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana e una paga che, secondo la testimonianza raccolta, arriverebbe appena a due euro per ogni ora lavorata. Poi la denuncia delle condizioni nei campi, le presunte intimidazioni e la necessità di trovare un nuovo posto dove vivere. Una vicenda che porta nuovamente sotto i riflettori la condizione dei lavoratori agricoli più vulnerabili nell’area vesuviana.

Una giornata di lavoro che comincia presto e termina dopo molte ore. Sei giorni consecutivi alla settimana. E alla fine, secondo quanto raccontato da un lavoratore agricolo di origine cingalese, un compenso che in alcuni casi può ridursi a pochi euro per ogni ora trascorsa nei campi.

È partendo da questa testimonianza che torna al centro dell’attenzione il tema dello sfruttamento della manodopera agricola nel territorio vesuviano. Ma il caso segnalato nelle ultime ore presenta anche un ulteriore elemento di allarme: dopo aver parlato delle proprie condizioni lavorative, il bracciante avrebbe ricevuto minacce da parte di persone che non sarebbe stato in grado di identificare. Poco dopo avrebbe dovuto abbandonare anche l’abitazione nella quale viveva a Boscoreale.

La storia è stata resa pubblica dalla Rete Vesuviana Solidale, impegnata nell’assistenza ai cittadini migranti e nelle attività di contrasto al lavoro irregolare e al caporalato.

Dalle campagne alla denuncia

Il racconto raccolto dall’organizzazione descrive una situazione di forte precarietà. Il lavoratore avrebbe spiegato di essere impiegato per turni particolarmente lunghi, arrivando a lavorare circa dieci ore nell’arco della giornata. Una condizione che, a fronte della paga indicata, determinerebbe una remunerazione estremamente bassa.

La situazione sarebbe diventata ancora più delicata dopo la decisione di raccontare ciò che stava accadendo.

Secondo la ricostruzione fornita dalla Rete Vesuviana Solidale, l’uomo sarebbe stato avvicinato da alcune persone sconosciute che gli avrebbero rivolto minacce e intimato di allontanarsi dalla zona. Non è al momento possibile stabilire, sulla base degli elementi resi pubblici, chi siano i responsabili né quale sia l'eventuale collegamento tra le intimidazioni e la denuncia sulle condizioni di lavoro.

Proprio per questo saranno gli eventuali accertamenti delle autorità a dover chiarire ogni aspetto della vicenda.

Anche la casa diventa un problema

Alla questione lavorativa si sarebbe aggiunta quella abitativa.

Il lavoratore viveva in un casolare situato nel territorio di Boscoreale. Secondo quanto denunciato dalla Rete Vesuviana Solidale, gli sarebbe stato chiesto di lasciare l'immobile. Una decisione che, sempre stando alla ricostruzione dell'organizzazione, sarebbe arrivata nonostante il pagamento regolare dell'affitto.

L'abitazione viene descritta come una struttura in condizioni precarie, collocata nelle vicinanze di una serra e utilizzata senza un regolare contratto di locazione.

È proprio il rapporto tra lavoro e abitazione a rappresentare uno degli aspetti più delicati evidenziati nella vicenda. Per chi vive una condizione di fragilità economica e sociale, perdere contemporaneamente il posto di lavoro, il reddito e un tetto sotto il quale vivere può significare trovarsi in una situazione di dipendenza particolarmente difficile da spezzare.

La rete di protezione

Di fronte alla situazione segnalata, la Rete Vesuviana Solidale avrebbe deciso di intervenire immediatamente, accompagnando il lavoratore in un luogo considerato sicuro.

L'organizzazione ha inoltre annunciato l'intenzione di rivolgersi formalmente alle autorità per sottoporre all'attenzione degli investigatori quanto denunciato dall'uomo.

Saranno quindi gli organi competenti a verificare l'eventuale esistenza di minacce, ricatti o altre condotte illecite e a stabilire se vi siano responsabilità per quanto accaduto sul fronte abitativo e lavorativo.

Nel frattempo, la vicenda ha superato i confini del territorio direttamente interessato ed è arrivata anche all'attenzione delle istituzioni regionali.

Il caso approda al tavolo contro il caporalato

Il lavoratore è stato ricevuto dalla Regione, dove ha potuto raccontare direttamente la propria esperienza. Dall'istituzione è arrivata una manifestazione di solidarietà, accompagnata dall'impegno a portare la testimonianza all'interno del prossimo confronto istituzionale dedicato al contrasto del caporalato.

L'appuntamento è previsto per il 28 settembre presso la Prefettura di Salerno.

Sarà quella l'occasione per affrontare anche il problema più generale delle condizioni dei lavoratori agricoli e delle forme di sfruttamento che possono svilupparsi nei contesti caratterizzati da maggiore fragilità.

Il Vesuviano e il lavoro agricolo

La vicenda individuale raccontata in queste ore si inserisce in un quadro territoriale più ampio.

Le campagne dell'area vesuviana rappresentano da tempo un'importante componente dell'economia locale. Il settore agricolo garantisce occupazione e sostiene numerose attività produttive, coinvolgendo anche una significativa presenza di lavoratori stranieri.

Accanto alle realtà che operano nel rispetto delle regole, tuttavia, vengono periodicamente segnalate situazioni caratterizzate da lavoro irregolare, condizioni economiche particolarmente penalizzanti e difficoltà nell'accesso ai diritti fondamentali.

Tra i territori maggiormente coinvolti nelle attività agricole viene indicato anche Poggiomarino, dove la manodopera impiegata nelle campagne costituisce una componente importante del sistema produttivo.

Le testimonianze raccolte nel corso degli anni descrivono, in alcuni casi, giornate lavorative molto lunghe associate a compensi che possono arrivare a pochi euro all'ora. Numeri che, se confermati nei singoli casi, evidenzierebbero condizioni di grave vulnerabilità.

Non è soltanto una questione di stipendio

Il fenomeno dello sfruttamento, però, non può essere letto esclusivamente attraverso la cifra riportata sulla busta paga o attraverso il compenso percepito a fine giornata.

Per un lavoratore straniero che si trova in una condizione economica fragile possono pesare anche la difficoltà di trovare un'abitazione regolare, l'assenza di un contratto, la precarietà occupazionale e gli ostacoli legati alla residenza o alla propria posizione lavorativa.

È in questa combinazione di fattori che può svilupparsi una forma di dipendenza particolarmente difficile da denunciare.

La paura di perdere il lavoro può trasformarsi nella paura di perdere anche la casa. E, quando alla precarietà economica si aggiunge il timore per la propria sicurezza personale, la possibilità di rivolgersi alle istituzioni può diventare ancora più difficile.

L'obiettivo: colpire lo sfruttamento senza criminalizzare il settore

La denuncia solleva dunque una questione che riguarda il contrasto alle situazioni di abuso, ma che non dovrebbe tradursi in una generalizzazione sull'intero comparto agricolo vesuviano.

Nel territorio sono presenti numerose aziende che operano regolarmente, rispettano i lavoratori e contribuiscono alla crescita di produzioni agricole importanti. Accanto a queste realtà, l'obiettivo delle istituzioni e delle organizzazioni impegnate sul territorio deve essere quello di individuare e isolare eventuali situazioni nelle quali la necessità di lavorare viene trasformata in uno strumento di pressione.

Per farlo servono controlli, assistenza, possibilità concrete di denuncia e soprattutto una rete capace di proteggere chi decide di parlare.

Ora toccherà alle verifiche

La vicenda del lavoratore di Boscoreale resta quindi al centro di una serie di accertamenti che dovranno stabilire cosa sia realmente accaduto.

Le accuse e le segnalazioni rese pubbliche dovranno essere verificate nelle sedi competenti. Sarà necessario comprendere la natura delle presunte minacce, ricostruire le circostanze che hanno portato alla perdita dell'alloggio e verificare le condizioni nelle quali l'uomo avrebbe svolto la propria attività lavorativa.

Intanto, il caso riporta l'attenzione su una realtà spesso nascosta dietro i prodotti delle campagne: quella di chi lavora nei campi e, in assenza di adeguate tutele, rischia di diventare vulnerabile non soltanto sul piano economico.

Quando il lavoro non garantisce più autonomia e sicurezza, ma si intreccia con la necessità di avere un posto dove vivere e con il timore di conseguenze personali dopo una denuncia, la precarietà può trasformarsi in qualcosa di molto più grave.

Ed è proprio su quella linea sottile che il contrasto al caporalato e allo sfruttamento dovrà continuare a concentrarsi.

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