Creano gruppo Whatsapp con 300 persone per segnalare i posti di blocco

la chat sarebbe stata utilizzata per condividere in tempo reale informazioni sulla posizione dei controlli

A cura di Redazione
01 settembre 2026 12:30
Creano gruppo Whatsapp con 300 persone per segnalare i posti di blocco -
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Un’operazione mirata dei Carabinieri ha portato all’arresto di un giovane di 20 anni a Vico Equense, accusato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Il ragazzo sarebbe stato fermato al termine di un’attività investigativa che ha permesso ai militari di documentare una cessione di droga a un acquirente.Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della Stazione di Vico Equense, il ventenne avrebbe consegnato circa 40 grammi di sostanza stupefacente ricevendo in cambio 400 euro.Al termine dell’intervento il giovane è stato arrestato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa delle successive decisioni sul procedimento. La persona che avrebbe acquistato la droga è stata invece segnalata alle autorità competenti.Il controllo scattato senza posti di bloccoL’attività dei militari è stata condotta con una modalità discreta e mirata. I Carabinieri, infatti, hanno operato sia in uniforme sia in abiti civili e si sono mossi a piedi, senza predisporre i tradizionali posti di controllo lungo la strada.Una scelta legata alla natura dell’intervento, definito come un’operazione estemporanea e indirizzata alla verifica di una specifica situazione.Proprio l’assenza di un posto di blocco fisso avrebbe consentito ai militari di osservare più da vicino i movimenti nella zona e di intervenire senza rendere immediatamente riconoscibile la loro presenza.Gli accertamenti hanno portato così alla presunta cessione della sostanza stupefacente e al successivo arresto del giovane.Le notifiche sul telefono fanno emergere una chatDurante la redazione degli atti successivi all’intervento è emerso un elemento che ha attirato l’attenzione degli investigatori.Sul telefono dell’acquirente avrebbero infatti continuato ad arrivare notifiche provenienti da un gruppo WhatsApp denominato “PDB Allert”, una chat composta, secondo le prime verifiche, da circa 300 persone residenti nella zona.Il nome del gruppo sarebbe collegato alla segnalazione dei posti di blocco e alla possibilità di comunicare rapidamente la presenza delle forze dell’ordine sul territorio.Secondo quanto emerso, la chat sarebbe stata utilizzata per condividere in tempo reale informazioni sulla posizione dei controlli, consentendo agli utenti di sapere dove erano presenti le pattuglie e, eventualmente, di modificare il proprio percorso.«CC alla fine di via Bagnulo nascosti»Tra i messaggi comparsi nella conversazione sarebbero state individuate diverse segnalazioni relative alla presenza dei Carabinieri.In particolare, tra le comunicazioni finite all’attenzione degli investigatori figurano messaggi come «CC alla fine di via Bagnulo nascosti», «pdb cc piazza a Seiano», «CC in giro per piazza Mercato» e «cc piazza Lauro».Si tratta di comunicazioni molto sintetiche, apparentemente finalizzate a informare gli altri membri della chat sulla presenza e sulla posizione delle pattuglie.La scoperta della conversazione è avvenuta in maniera quasi casuale, proprio mentre i militari stavano completando gli atti relativi all’arresto. Le continue notifiche ricevute sul telefono dell’acquirente hanno infatti attirato l’attenzione dei Carabinieri, che hanno successivamente approfondito la natura del gruppo.Una rete per monitorare i controlli?La presenza di centinaia di persone all’interno della chat e la tipologia dei messaggi scambiati hanno spinto gli investigatori ad avviare ulteriori accertamenti.L’obiettivo sarà ora capire come funzionasse concretamente il gruppo, chi lo gestisse, chi partecipasse attivamente alla diffusione delle segnalazioni e se le informazioni relative ai controlli delle forze dell’ordine venissero condivise sistematicamente.Non è escluso che gli investigatori possano approfondire anche i contenuti delle conversazioni precedenti e successive alle segnalazioni, verificando l’eventuale presenza di ulteriori elementi utili alle indagini.La semplice appartenenza a una chat, naturalmente, non equivale di per sé alla commissione di un reato: saranno gli accertamenti a stabilire la natura e l’eventuale rilevanza delle condotte dei singoli partecipanti.L’indagine sullo spaccioParallelamente agli approfondimenti sulla chat, resta al centro dell’operazione la vicenda relativa alla presunta cessione di droga.Il giovane di 20 anni è stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio dopo la vendita contestata di 40 grammi di droga per 400 euro.L’acquirente è stato invece segnalato alle autorità, secondo quanto previsto per chi viene trovato in possesso di sostanze destinate al consumo personale, qualora questa sia la qualificazione che emergerà dagli accertamenti.Il ventenne è ora in attesa di giudizio e la sua posizione dovrà essere valutata dall’autorità giudiziaria.I Carabinieri proseguono gli accertamentiL’operazione potrebbe dunque avere sviluppi ulteriori. Da un lato, gli investigatori continueranno a ricostruire l’attività di spaccio che ha portato all’arresto del 20enne; dall’altro, saranno approfonditi i contenuti della chat WhatsApp e il ruolo dei numerosi utenti che ne fanno parte.Particolare attenzione sarà rivolta alle modalità con cui venivano raccolte e diffuse le informazioni sui controlli. Se le prime ricostruzioni dovessero trovare conferma, la chat avrebbe rappresentato un sistema di comunicazione particolarmente rapido per avvisare gli utenti della presenza delle forze dell’ordine in determinate zone.Un elemento che potrebbe ora diventare oggetto di una specifica attività investigativa, mentre sul fronte dello spaccio il procedimento nei confronti del giovane arrestato proseguirà secondo le procedure previste dalla legge.Per l’indagato, come per ogni persona sottoposta a procedimento penale, vale naturalmente la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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