C'è la perizia: "Il cuore artificiale avrebbe salvato Domenico"
La tesi sostenuta dalla famiglia è che l’utilizzo tempestivo del dispositivo avrebbe potuto consentire al bambino di arrivare a un nuovo trapianto
Potrebbe aprirsi un nuovo fronte giudiziario sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo il fallimento di un trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre 2025. A sollecitare un approfondimento sulla qualificazione del reato è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, che richiama le conclusioni contenute nella perizia disposta dal gip.Secondo quanto riferito dal legale, nella relazione degli esperti, composta da 553 pagine, sarebbe indicato un elemento ritenuto particolarmente rilevante: la possibilità che Domenico potesse essere collegato, entro 72 ore, al Berlin Heart, un sistema di assistenza cardiaca extracorporea.La tesi sostenuta dalla famiglia è che l’utilizzo tempestivo del dispositivo avrebbe potuto consentire al bambino di arrivare a un nuovo trapianto. Petruzzi sostiene inoltre che, sulla base delle conclusioni riportate nella relazione peritale, le possibilità di successo di un successivo intervento avrebbero superato il 70 per cento.È proprio su questo punto che il legale chiede alla Procura di valutare un eventuale cambio dell’ipotesi di reato. “Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile e avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%”, afferma l’avvocato, citando quanto sarebbe contenuto nella perizia.Da qui la richiesta di prendere in considerazione anche l’ipotesi di omicidio volontario, in luogo di quella colposa attualmente prospettata, secondo quanto dichiarato dal difensore.La vicenda ruota dunque attorno alle decisioni cliniche adottate nelle ore successive al trapianto e alla possibilità, indicata dalla difesa della famiglia, di utilizzare un dispositivo di supporto in grado di mantenere il piccolo in condizioni compatibili con un nuovo intervento.La relazione dei periti del gip diventa ora un elemento centrale per comprendere quanto accaduto e per valutare eventuali responsabilità. Le conclusioni tecniche dovranno essere esaminate dall’autorità giudiziaria insieme agli altri elementi già acquisiti nell’inchiesta.La famiglia, attraverso il proprio legale, chiede quindi che vengano approfondite tutte le circostanze relative alle ore successive al trapianto e che sia verificato se le indicazioni contenute nella perizia possano incidere anche sulla qualificazione giuridica dei fatti.