Bimbo autistico picchiato dalle maestre a Poggiomarino: spinto, trascinato e ferito

A documentare alcuni degli episodi contestati sarebbero state le registrazioni acquisite nell'ambito dell'indagine

A cura di Redazione
09 settembre 2026 06:00
Bimbo autistico picchiato dalle maestre a Poggiomarino: spinto, trascinato e ferito -
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È stata la preoccupazione di una madre, alimentata da alcuni segni comparsi sul corpo del figlio, a portare alla luce una vicenda sulla quale ora sono al lavoro gli investigatori. Al centro dell'indagine c'è un alunno di 10 anni, autistico e non verbale, che frequentava un istituto comprensivo di Poggiomarino. Per due insegnanti è stato ipotizzato il reato di maltrattamenti nei confronti del bambino.

Gli elementi raccolti durante l'inchiesta avrebbero permesso di ricostruire diversi episodi avvenuti all'interno della scuola. Le registrazioni acquisite dagli investigatori avrebbero mostrato comportamenti fisici nei confronti del piccolo, tra trascinamenti, spinte e strattonamenti.

In una delle circostanze finite sotto esame, il bambino sarebbe stato afferrato per le braccia e portato fuori dall'aula. In un'altra scena, invece, sarebbe stato spinto con forza all'interno della classe dopo essere stato preso per la schiena.

Le immagini avrebbero documentato anche altri momenti particolarmente delicati. Il bambino sarebbe stato strattonato e fatto finire sul pavimento e, in una diversa occasione, sarebbe stato spinto contro una parete del corridoio. Un'altra sequenza avrebbe mostrato l'alunno con le braccia bloccate e il corpo spinto contro l'angolo di un banco.

Tra gli episodi esaminati dagli inquirenti ce ne sarebbe anche uno relativo al bagno. Il piccolo avrebbe cercato di opporsi mentre veniva accompagnato verso i servizi igienici e, durante quella fase, sarebbe arrivato a sdraiarsi a terra nel tentativo di non proseguire.

È sulla base di questo materiale che la Procura avrebbe delineato un quadro nel quale la permanenza del bambino nell'ambiente scolastico sarebbe stata caratterizzata da situazioni considerate degradanti e fonte di sofferenza. Negli atti dell'indagine vengono inoltre citati diversi segni sul corpo del minore, tra cui lividi localizzati agli arti superiori, alla schiena, alle gambe e alla fronte.

I primi campanelli d'allarme, tuttavia, sarebbero arrivati molto prima dell'intervento degli investigatori. La madre aveva infatti cominciato a notare alcuni ematomi sul figlio già durante l'anno scolastico 2024-2025. In particolare, in alcune occasioni il bambino sarebbe rientrato a casa presentando lividi sulle braccia.

La donna avrebbe chiesto spiegazioni dopo avere notato quei segni. Le risposte ricevute, secondo quanto da lei successivamente riferito, non avrebbero però chiarito i suoi dubbi. La situazione sarebbe così rimasta inizialmente senza una spiegazione che convincesse la famiglia.

La svolta sarebbe arrivata alcuni mesi dopo, il 7 novembre 2025. Quel giorno il bambino aveva preso parte a un'attività Pon organizzata al di fuori del normale orario scolastico. Al termine del progetto era stato accompagnato dal padre presso un centro specializzato, dove avrebbe dovuto svolgere una seduta di terapia.

Durante l'incontro, la terapista avrebbe notato alcuni lividi sul braccio del bambino. La professionista avrebbe quindi contattato la madre, segnalandole quanto aveva osservato.

Una volta rientrato a casa, la donna avrebbe controllato nuovamente il figlio e avrebbe individuato ulteriori segni sul corpo. Oltre agli ematomi già notati sul braccio, ne avrebbe riscontrati altri sulla schiena e nella zona inguinale.

La madre avrebbe deciso di fotografare le lesioni per conservarne una documentazione e successivamente avrebbe chiesto spiegazioni ai responsabili dell'istituto. Da quel momento sarebbe partita la vicenda giudiziaria che ha portato all'acquisizione delle immagini e agli accertamenti nei confronti delle due insegnanti.

La particolare condizione del bambino avrebbe reso ancora più difficile ricostruire autonomamente quanto accaduto. Non essendo in grado di comunicare verbalmente le proprie esperienze, il minore non avrebbe potuto fornire alla famiglia un racconto diretto degli episodi. Per questo, secondo la ricostruzione investigativa, hanno assunto particolare rilevanza sia i segni riscontrati dalla madre sia le immagini successivamente esaminate dagli inquirenti.

Le registrazioni avrebbero quindi rappresentato uno degli elementi attraverso cui la Procura ha ricostruito le condotte contestate alle due maestre. Gli episodi descritti negli atti riguarderebbero un arco temporale nel quale il bambino avrebbe subito, secondo l'ipotesi accusatoria, diverse modalità di intervento fisico durante la permanenza a scuola.

Le due insegnanti risultano indagate e l'inchiesta è arrivata alla fase dell'avviso di conclusione delle indagini. Saranno ora gli sviluppi del procedimento a stabilire l'esatta portata dei fatti e le eventuali responsabilità. Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno infatti essere sottoposte alle successive valutazioni dell'autorità giudiziaria.

Intanto, la vicenda ha riportato al centro dell'attenzione le preoccupazioni della famiglia, che avrebbe iniziato a interrogarsi sull'origine dei lividi comparsi sul corpo del bambino molto prima che le registrazioni consentissero agli investigatori di ricostruire alcuni degli episodi contestati. Un percorso partito da quei primi segni notati dalla madre e arrivato oggi davanti alla magistratura.

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