B&B non più del 30%, il resto va in affitto
La questione riguarda uno dei temi più discussi degli ultimi mesi
Nessuna modifica, almeno per il momento, alle nuove regole stabilite dal Comune di Napoli per l’apertura di Bed and Breakfast, case vacanze e altre strutture ricettive extralberghiere. Resta il tetto massimo del 30 per cento per le attività ricettive all’interno di ciascun edificio, mentre il restante 70 per cento dovrà essere destinato a uso abitativo.La delibera della Giunta comunale, la numero 374 del 4 settembre scorso, arriva oggi all’esame del Consiglio comunale per la discussione. Alla vigilia del passaggio in aula, però, è arrivato il parere negativo degli uffici comunali sugli emendamenti presentati dai consiglieri per modificare il provvedimento.La Ragioneria e gli uffici tecnici del Comune hanno infatti bocciato le proposte di modifica depositate finora. Gli emendamenti potranno comunque essere ripresentati o proposti in aula, anche eventualmente attraverso una sottoscrizione condivisa da tutti i gruppi consiliari, ma il parere tecnico e contabile contrario rende più complesso un eventuale via libera.La questione riguarda uno dei temi più discussi degli ultimi mesi a Napoli: l’espansione delle locazioni turistiche e delle strutture ricettive nel patrimonio abitativo della città. L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha previsto una soglia del 30 per cento, con l’obiettivo dichiarato di preservare una quota prevalente degli immobili a destinazione residenziale.Il principio fissato dalla delibera è dunque quello di una presenza massima del 30 per cento di strutture extralberghiere in ciascun fabbricato, lasciando almeno il 70 per cento agli alloggi destinati alla residenza.Tra le proposte di modifica c’era anche quella presentata dalle consigliere Bianca Maria D’Angelo e Rosaria Borrelli, di Napoli Capitale-Lega, che puntava soprattutto a introdurre una disciplina transitoria per tutelare chi aveva già avviato un procedimento amministrativo prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni.L’obiettivo dell’emendamento era salvaguardare cittadini e operatori economici che, facendo riferimento alle regole precedentemente in vigore, avessero già avviato presso il Comune le procedure necessarie per realizzare, adeguare o aprire una struttura ricettiva.La proposta prevedeva in particolare di escludere dall’applicazione del nuovo limite coloro che avessero già presentato al Comune un titolo abilitativo, una Scia, una Cila o un’altra pratica edilizia o amministrativa relativa all’attività.La Ragioneria comunale, tuttavia, ha espresso parere contrario. Il nodo principale riguarda il fatto che la nuova disciplina non avrebbe carattere retroattivo e, sulla base dell’impostazione degli uffici, le nuove disposizioni dovrebbero applicarsi secondo quanto previsto dal provvedimento senza introdurre l’eccezione proposta dalle consigliere.Sono stati bocciati anche i due emendamenti presentati dal consigliere Rosario Andreozzi, che intervenivano sia sulla soglia di residenzialità sia sulle modalità di raccolta dei dati relativi alle strutture ricettive.Con il primo emendamento, Andreozzi proponeva di superare l’attuale indicazione fissa del 70 per cento di superficie o unità destinate alla residenza e del 30 per cento destinato alle attività extralberghiere, chiedendo invece di individuare la soglia sulla base di un aggiornamento dei dati disponibili e di un indice ritenuto più adeguato a misurare il fenomeno.Anche in questo caso gli uffici comunali hanno espresso parere non favorevole. Secondo la motivazione fornita, la soglia del 70 per cento sarebbe stata individuata sulla base dei dati più aggiornati a disposizione dell’amministrazione. L’emendamento, inoltre, avrebbe introdotto un riferimento a un «indice più congruo utilizzabile» senza però definirne concretamente le caratteristiche.Per gli uffici, questa mancata definizione avrebbe determinato un elemento di incertezza nell’impianto normativo della proposta.Il secondo emendamento di Andreozzi puntava invece a introdurre una fase di sospensione delle nuove autorizzazioni nel settore extralberghiero nell’area interessata dall’analisi del fenomeno. La proposta prevedeva di dare mandato al Suap, lo Sportello unico per le attività produttive del Comune, di sospendere per un anno l’attribuzione di nuovi Codici identificativi nazionali e le licenze per le strutture extralberghiere.L’obiettivo sarebbe stato quello di utilizzare il periodo di sospensione per realizzare un censimento più completo delle strutture effettivamente operative, ampliare la base dei dati disponibili e valutare l’evoluzione degli indicatori utilizzati per determinare la soglia di residenzialità.La proposta prevedeva inoltre la possibilità di inserire nel calcolo ulteriori variabili, legate alla pressione turistica e alla disponibilità di abitazioni per i residenti.Anche su questo punto il parere degli uffici è stato negativo. La motivazione richiama il possibile contrasto dell’emendamento con le norme di settore che regolano l’attribuzione dei Codici identificativi nazionali e le autorizzazioni per le attività extralberghiere.Il confronto, tuttavia, non si esaurirà necessariamente con gli emendamenti. In vista della seduta del Consiglio comunale sono infatti pronte anche diverse mozioni e ordini del giorno.Tra le richieste figura nuovamente l’introduzione di una fase transitoria che consenta di tutelare coloro che hanno già effettuato investimenti o avviato procedure amministrative per l’apertura di un B&B o di una casa vacanze, ma non hanno ancora completato l’iter necessario.Mozioni e ordini del giorno, però, hanno una natura differente rispetto agli emendamenti. Pur rappresentando un indirizzo politico espresso dal Consiglio comunale, non modificano direttamente il testo della delibera e non hanno lo stesso carattere vincolante di una modifica normativa approvata attraverso un emendamento.La discussione in aula si preannuncia quindi particolarmente delicata. Da una parte c’è la volontà dell’amministrazione di mantenere una prevalenza dell’uso residenziale degli edifici e di contenere la trasformazione del patrimonio abitativo in strutture destinate al turismo. Dall’altra ci sono le richieste di chi chiede maggiore flessibilità, soprattutto per tutelare gli operatori che hanno già investito facendo riferimento alla disciplina precedente.Il punto centrale della seduta sarà dunque il futuro equilibrio tra residenzialità e attività turistiche all’interno dei condomini e degli edifici napoletani. Per ora, sulla base dei pareri espressi dagli uffici, il limite del 30 per cento resta confermato. Sarà il Consiglio comunale, nel corso della discussione, a dover decidere se intervenire sul testo della delibera o mantenere invariato l’impianto approvato dalla Giunta.