Muore la paziente, parenti fanno irruzione nel reparto e provano a rianimarla

La direzione sanitaria ha espresso forte preoccupazione per l'accaduto e ha chiesto provvedimenti urgenti a tutela dell'incolumità fisica e psicologica del personale

A cura di Redazione
26 agosto 2026 20:00
Muore la paziente, parenti fanno irruzione nel reparto e provano a rianimarla -
Condividi

Momenti di forte tensione nella notte tra il 25 e il 26 agosto all'ospedale San Giuliano, dove un gruppo di familiari di una paziente deceduta avrebbe fatto irruzione nel reparto di Medicina Interna, ostacolando le attività del personale sanitario e rivolgendogli minacce e intimidazioni.
La vicenda sarebbe iniziata con il progressivo peggioramento delle condizioni cliniche della paziente. Dopo che i sanitari avevano informato i familiari dell'imminente decesso, la situazione sarebbe rapidamente degenerata. A raccontare i fatti è l'associazione Nessuno Tocchi Ippocrate.

Secondo quanto ricostruito, alcuni familiari avrebbero forzato la porta blindata di accesso al reparto, entrando nella stanza mentre medici e infermieri erano impegnati nelle procedure assistenziali.

In particolare, un uomo, che sarebbe un infermiere in servizio presso l'Asl Napoli 1, sarebbe entrato nella stanza insieme a due donne e si sarebbe posizionato sul letto della paziente, effettuando autonomamente manovre riconducibili a un tentativo di rianimazione. Successivamente avrebbe iniziato a inveire contro il personale sanitario, utilizzando anche lo smartphone per effettuare riprese video all'interno della stanza e chiedendo a gran voce l'intervento delle forze dell'ordine.

Le due donne avrebbero invece rivolto urla e minacce agli infermieri presenti.

La situazione avrebbe inoltre complicato le procedure previste dopo il decesso. I familiari, secondo la ricostruzione, avrebbero continuato a toccare la salma, interferendo con l'esecuzione del tanatogramma e provocando artefatti sul tracciato. Sarebbe stata inoltre ostacolata la rimozione degli accessi sanitari, tra cui il catetere vescicale e il catetere venoso periferico, in attesa dell'arrivo del magistrato, già informato dai carabinieri.

Nonostante il clima di forte tensione, gli operatori sarebbero riusciti a completare le procedure previste dalla legge.

La direzione sanitaria ha espresso forte preoccupazione per l'accaduto e ha chiesto provvedimenti urgenti a tutela dell'incolumità fisica e psicologica del personale. Al centro delle possibili iniziative anche l'eventuale violazione della privacy legata alle riprese effettuate senza autorizzazione e l'ipotesi di interruzione di pubblico servizio, aspetti che dovranno essere valutati dagli organi competenti.

Segui il Fatto Vesuviano