Mamma e figlia avvelenate, marito e amica di famiglia faccia a faccia in commissariato
La sua presenza prolungata negli uffici della polizia potrebbe indicare un momento particolarmente importante
Potrebbe esserci un nuovo sviluppo nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, in circostanze riconducibili a un presunto avvelenamento da ricina. Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, si trova da diverse ore negli uffici della Questura di Campobasso. Secondo quanto trapelato, durante la convocazione sarebbe stato effettuato un confronto con una donna che conosce e che è già entrata nell'ambito degli accertamenti investigativi.
Sei ore di confronto
Negli uffici della Questura sono presenti anche la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il dirigente della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano.
Per Di Vita si tratta della quinta convocazione da parte degli investigatori. La sua presenza prolungata negli uffici della polizia potrebbe indicare un momento particolarmente importante dell'inchiesta, anche se al momento non sono stati comunicati ufficialmente i contenuti del confronto né eventuali nuovi elementi emersi.
L'indagine resta quindi caratterizzata dalla massima cautela, mentre gli inquirenti continuano a ricostruire i rapporti personali e gli avvenimenti che hanno preceduto la morte delle due donne.
Due procedimenti paralleli
La posizione di Gianni Di Vita all'interno dell'inchiesta è particolare. L'uomo, assistito dall'avvocato Vittorino Facciolla, è infatti coinvolto nel procedimento sotto due diversi profili.
Nel fascicolo principale viene considerato prossimo congiunto delle due vittime. Parallelamente, è parte offesa in un'altra indagine aperta dopo il malore che lo aveva colpito nei giorni della tragedia e che aveva richiesto il suo ricovero all'ospedale Spallanzani di Roma.
All'epoca era stata presa in considerazione anche l'ipotesi che l'uomo potesse essere stato esposto alla stessa sostanza tossica.
Gli accertamenti sulla ricina
L'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita procede su più fronti. Nel fascicolo principale risultano coinvolti cinque medici, ai quali viene contestata l'ipotesi di omicidio colposo, mentre un secondo procedimento, al momento contro ignoti, riguarda l'ipotesi di un duplice omicidio premeditato.
Particolare attenzione è stata riservata agli esami tossicologici.
Nei giorni scorsi sono arrivati i primi risultati preliminari delle analisi effettuate dal Robert Koch Institut di Berlino sui campioni di sangue prelevati il primo luglio a Gianni Di Vita e all'altra figlia della coppia, Alice.
Gli esami erano finalizzati a verificare l'eventuale presenza di anticorpi compatibili con una precedente esposizione alla ricina. Dai primi riscontri, secondo quanto emerso, non sarebbero state rilevate evidenze per nessuno dei due.
La Procura ha tuttavia invitato alla prudenza: non sarebbe ancora arrivata una comunicazione ufficiale e definitiva da parte dell'istituto tedesco. Gli accertamenti, condotti da un gruppo di esperti italiani e tedeschi, prevedono infatti ulteriori verifiche.
Sequestrati computer e dieci chiavette
Parallelamente all'attività sulle sostanze tossiche, gli investigatori stanno seguendo anche la pista informatica.
Nei giorni scorsi sono stati sequestrati a Gianni Di Vita un computer e dieci pen drive. Secondo quanto emerge dal provvedimento di convalida, i dispositivi sarebbero stati utilizzati anche da Antonella Di Ielsi e dalla figlia Sara.
Gli investigatori intendono verificare se all'interno dei supporti possano essere presenti documenti, file o dati riconducibili alle due vittime, oltre a eventuali tracce della navigazione internet che possano aiutare a ricostruire le loro attività e gli avvenimenti precedenti alla tragedia.
Investigatori al lavoro anche nei giorni di Ferragosto
La Squadra Mobile di Campobasso ha continuato a lavorare anche durante i giorni di Ferragosto, ascoltando diverse persone informate sui fatti.
Gli investigatori starebbero cercando di ricostruire nel dettaglio la vita della famiglia nei mesi precedenti alla morte di Antonella e Sara, verificando rapporti, frequentazioni e circostanze che potrebbero assumere rilevanza nell'inchiesta.
Il confronto odierno in Questura rappresenta dunque un nuovo passaggio di un'indagine ancora aperta. Per ora non sono state comunicate svolte definitive né nuove iscrizioni nel registro degli indagati: saranno gli ulteriori accertamenti scientifici, informatici e testimoniali a stabilire quale sia stata l'origine della tragedia di Pietracatella.