La Polonia denuncia gli automobilisti con targhe polacche

Il meccanismo può essere utilizzato, tra le altre cose, per ottenere un risparmio sui costi legati alla gestione dell'automobile

A cura di Redazione
29 agosto 2026 08:00
La Polonia denuncia gli automobilisti con targhe polacche -
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Incidenti mai avvenuti, danni costruiti ad arte e testimonianze pronte a confermare una dinamica soltanto sulla carta. È il meccanismo dei falsi sinistri, una frode assicurativa già conosciuta dagli investigatori, che secondo le autorità polacche sarebbe stata applicata anche a veicoli con targhe polacche privi di una regolare copertura assicurativa.In questi casi, a farsi carico del risarcimento è il PBUK, l'ufficio centrale delle assicurazioni polacco che opera anche come fondo di garanzia per determinate situazioni legate ai veicoli immatricolati in Polonia.Ed è proprio sui risarcimenti ritenuti anomali che Varsavia ha deciso di intervenire. L'obiettivo è recuperare una parte delle somme già versate per sinistri considerati sospetti. Si parla di diversi milioni di euro, nell'ambito di un esborso complessivo che avrebbe raggiunto circa 40 milioni di euro.Le prime azioni legali sono già state avviate in Italia e, secondo quanto riferito dal vertice del PBUK, il contenzioso potrebbe ora allargarsi.Il sistema delle targhe polaccheAl centro della vicenda c'è un fenomeno già noto anche in Italia: l'utilizzo di società o intestazioni estere per immatricolare veicoli che, nella realtà, continuano a circolare stabilmente sul territorio italiano.Il meccanismo può essere utilizzato, tra le altre cose, per ottenere un risparmio sui costi legati alla gestione dell'automobile.Secondo quanto denunciato dal presidente del PBUK, Mariusz Wichtowski, in alcuni casi le vetture risultano formalmente immatricolate in Polonia pur non essendo mai entrate fisicamente nel Paese.La procedura, secondo la ricostruzione fornita, partirebbe dall'invio della documentazione necessaria e arriverebbe fino alla registrazione del veicolo presso le autorità polacche.In alcuni casi, inoltre, sarebbero state certificate anche revisioni che non sarebbero state realmente effettuate sul posto.Dai falsi noleggi agli incidenti sospettiIl fenomeno non si limiterebbe quindi alle modalità di immatricolazione.Secondo le contestazioni, le targhe polacche sarebbero state utilizzate anche nell'ambito di un sistema più articolato che comprende finti contratti di noleggio e intestazioni societarie.Il vantaggio per il proprietario del veicolo sarebbe legato soprattutto alla possibilità di ridurre alcuni costi rispetto alla gestione di una vettura immatricolata regolarmente in Italia.Ma proprio l'utilizzo di veicoli formalmente polacchi avrebbe aperto, secondo il PBUK, un'altra possibilità: quella di presentare richieste di risarcimento per incidenti che presenterebbero caratteristiche considerate anomale.Gli elementi che hanno insospettito il PBUKGli accertamenti condotti dall'ufficio centrale delle assicurazioni polacco avrebbero evidenziato una serie di elementi ricorrenti nei sinistri liquidati.In diversi casi, secondo quanto riferito, non sarebbe intervenuta alcuna forza dell'ordine sul luogo dell'incidente.A questo si aggiungerebbe la presenza di presunti testimoni che avrebbero messo per iscritto la propria versione dei fatti anche attraverso semplici dichiarazioni su un foglio di carta.Successivamente sarebbe stata presentata la richiesta di risarcimento.Quando il veicolo coinvolto risultava privo di una copertura assicurativa valida, la pratica finiva per essere gestita dal fondo di garanzia polacco.È proprio questa sequenza ad aver attirato l'attenzione degli investigatori e degli esperti assicurativi.Quaranta milioni di euro di risarcimentiLa cifra complessiva è particolarmente significativa.Secondo il PBUK, sarebbero circa 40 milioni gli euro già versati per risarcimenti riconducibili a questo insieme di pratiche, una parte dei quali sarebbe ora considerata sospetta.Non significa che tutti i sinistri siano necessariamente fraudolenti: sarà infatti necessario verificare caso per caso la regolarità delle richieste e l'eventuale esistenza di responsabilità.L'obiettivo dichiarato dall'ufficio polacco è però recuperare almeno una parte delle somme che, secondo gli accertamenti, potrebbero essere state pagate indebitamente.Le cause nei tribunali italianiPer recuperare il denaro sono già partite le prime iniziative giudiziarie.Le cause sono state avviate dall'inizio dell'anno davanti a tribunali italiani, con l'obiettivo di ottenere la restituzione delle somme che il PBUK ritiene legate a richieste non dovute.Una strategia che potrebbe interessare un numero significativo di proprietari e utilizzatori di automobili con targhe polacche coinvolte nelle pratiche finite sotto esame.Il presidente del PBUK ha utilizzato parole particolarmente dure nei confronti di chi avrebbe preso parte al sistema, lasciando intendere che l'ufficio polacco intende proseguire con decisione nell'azione di recupero.Arresti in PoloniaL'inchiesta non si è fermata agli aspetti economici.In Polonia, ha spiegato Wichtowski, sono già stati effettuati arresti nell'ambito delle attività investigative legate al fenomeno.Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di identificare anche diversi cittadini italiani che, secondo le autorità polacche, sarebbero coinvolti nel sistema.Si tratta di elementi che dovranno essere verificati nelle singole vicende giudiziarie e che non equivalgono, da soli, a una condanna.Un fenomeno che attraversa i confiniLa vicenda mostra come le frodi assicurative possano sfruttare sistemi amministrativi e finanziari che coinvolgono più Paesi.Un'automobile che circola quotidianamente in Italia può risultare formalmente immatricolata all'estero; una richiesta di risarcimento può essere presentata in Italia e il pagamento, in assenza di una copertura assicurativa, può ricadere su un fondo di garanzia straniero.È proprio questa dimensione transnazionale a rendere più complessi gli accertamenti.Ora il PBUK punta a recuperare una parte delle somme versate e a ricostruire la reale natura dei sinistri considerati anomali. Le cause già avviate nei tribunali italiani rappresentano il primo passo di un'azione che, dalle parole del presidente dell'ufficio polacco, appare destinata a proseguire a lungo.

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