La camorra gli chiede il pizzo e poi gli incendiano l'auto, tre arresti

Le fiamme avevano rapidamente avvolto tre automobili, distruggendole completamente

A cura di Redazione
20 agosto 2026 18:00
La camorra gli chiede il pizzo e poi gli incendiano l'auto, tre arresti -
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Tre persone sono state fermate dai carabinieri nell'ambito di un'inchiesta su una serie di presunte intimidazioni, richieste estorsive e un incendio doloso avvenuto a Battipaglia. Il provvedimento è stato eseguito dai militari della locale Compagnia su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Salerno. I destinatari del fermo hanno 35, 40 e 48 anni e sono tutti originari della Piana del Sele. A vario titolo, nei loro confronti vengono contestati i reati di estorsione consumata, tentata estorsione e incendio, commessi in concorso e aggravati, secondo l'ipotesi accusatoria, dall'utilizzo del metodo mafioso.

Tre auto distrutte dalle fiamme

L'indagine sarebbe partita da un episodio avvenuto nelle prime ore del 4 agosto 2026 in via Carmine Turco, a Battipaglia.

I carabinieri erano intervenuti dopo la segnalazione di un incendio divampato all'interno del piazzale di un complesso condominiale. Le fiamme avevano rapidamente avvolto tre automobili, distruggendole completamente.

I veicoli erano nella disponibilità di un 52enne originario di Eboli e di un suo familiare convivente, indicati dagli investigatori come vittime delle presunte intimidazioni.

«Devi spacciare per il gruppo»

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dietro l'incendio ci sarebbe una vicenda iniziata diversi mesi prima.

A partire dal gennaio 2026, il 52enne sarebbe stato ripetutamente minacciato e intimidito con l'obiettivo di costringerlo a entrare nel circuito dello spaccio di droga gestito, secondo l'accusa, dal gruppo riconducibile ai tre indagati.

L'uomo avrebbe però rifiutato di collaborare. Di fronte al suo diniego, sarebbero quindi arrivate richieste di denaro: inizialmente una somma fissa di 500 euro alla settimana, oppure, in alternativa, pagamenti periodici a titolo di pizzo.

La vittima avrebbe versato complessivamente 450 euro, suddivisi in tre pagamenti, prima di interrompere definitivamente le consegne nel giugno scorso.

La ritorsione con l'incendio

Proprio il rifiuto di continuare a pagare avrebbe fatto scattare, secondo l'accusa, la ritorsione.

Il 4 agosto le tre automobili sono state date alle fiamme nel piazzale condominiale. Le indagini hanno portato gli investigatori a ritenere che il rogo fosse stato ordinato dal presunto promotore di un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti.

L'uomo, pur trovandosi agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in provincia di Campobasso, avrebbe continuato a impartire direttive e a minacciare le vittime utilizzando profili social riconducibili a identità fittizie.

L'esecuzione materiale dell'incendio sarebbe stata invece affidata a due complici. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, uno di loro avrebbe accettato di appiccare il fuoco in cambio di 5 grammi di crack.

Nuove minacce dopo il rogo

Gli episodi intimidatori non si sarebbero fermati dopo l'incendio.

Il 7 agosto uno dei presunti complici avrebbe inviato alla vittima un messaggio dal contenuto fortemente minaccioso, avvertendola di prestare particolare attenzione a ciò che sarebbe potuto accadere.

Successivamente sarebbe avvenuto anche un confronto fisico tra la vittima e quello che gli investigatori ritengono essere l'esecutore materiale del rogo.

La stessa identità dell'uomo sarebbe stata rivelata dal fratello, circostanza che avrebbe provocato una nuova reazione da parte del presunto mandante.

«Controlliamo noi Battipaglia»

Secondo quanto ricostruito nell'inchiesta, il presunto mandante avrebbe successivamente inviato tramite WhatsApp un messaggio vocale al fratello dell'esecutore materiale.

Nel messaggio avrebbe minacciato di sparargli alle gambe e, sempre secondo l'impostazione accusatoria, avrebbe rivendicato il controllo del territorio di Battipaglia, arrivando a parlare di un vero e proprio «coprifuoco».

Gli investigatori hanno considerato questi elementi particolarmente rilevanti per delineare il livello di intimidazione esercitato nei confronti delle persone coinvolte.

Pericolo di fuga

Il fermo è stato ritenuto necessario dalla Dda di Salerno in considerazione del concreto e attuale rischio che gli indagati potessero sottrarsi alla cattura.

Tra gli elementi valutati dagli inquirenti ci sarebbero anche i rapporti di uno degli indagati con soggetti criminali residenti in Spagna, oltre a una rete di possibili coperture e all'utilizzo di sistemi di comunicazione ritenuti difficilmente tracciabili.

L'operazione rappresenta dunque l'esito di un'attività investigativa sviluppata dopo l'incendio delle tre automobili e concentrata sulla presunta rete criminale che avrebbe cercato di imporre alla vittima prima lo spaccio di stupefacenti e successivamente il pagamento di somme di denaro.

Le accuse dovranno ora essere sottoposte alle valutazioni dell'autorità giudiziaria nelle successive fasi del procedimento.

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