Cinque farmacie svaligiate nella notte
I presunti autori dei furti avrebbero agito con il volto coperto, utilizzando strumenti da effrazione
Quattro persone sono state arrestate dai Carabinieri della Compagnia di Altamura nell'ambito di un'inchiesta su una serie di furti messi a segno nella stessa notte ai danni di cinque farmacie del Materano. Le misure cautelari in carcere sono state eseguite sulla base di un'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Matera, su richiesta della Procura della Repubblica.Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso tra loro e con altre persone ancora da identificare, di furti aggravati e riciclaggio. Gli episodi contestati risalgono alla notte del 31 marzo, quando nel giro di poche ore sarebbero state prese di mira cinque farmacie nei comuni di Scanzano Jonico, Policoro e Nova Siri.Il valore complessivo del denaro e dei beni sottratti è stato quantificato in circa 37mila euro.Raid in cinque farmacieSecondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo sarebbe stato composto da almeno cinque persone. I presunti autori dei furti avrebbero agito con il volto coperto, utilizzando strumenti da effrazione, torce frontali e radio ricetrasmittenti per comunicare tra loro.Per gli spostamenti sarebbe stata utilizzata un'auto risultata rubata a Ginosa nella notte tra il 15 e il 16 marzo. Per rendere più difficile l'identificazione del veicolo, sarebbero state applicate targhe rubate poche ore prima a un'altra automobile parcheggiata a Scanzano Jonico.Il gruppo avrebbe quindi raggiunto le farmacie individuate come obiettivi, completando cinque incursioni in meno di due ore. Al termine della notte, l'auto utilizzata per gli spostamenti sarebbe stata condotta in una base logistica individuata a Santeramo in Colle, dove il veicolo è stato successivamente rinvenuto completamente incendiato.Le immagini delle telecamere e la base operativaL'indagine, coordinata dalla Procura di Matera e condotta dai Carabinieri delle Compagnie di Altamura e Policoro, si è sviluppata attraverso un'attenta analisi dei sistemi di videosorveglianza delle farmacie colpite.Gli investigatori hanno messo a confronto le immagini registrate nei diversi luoghi dei furti con quelle relative agli spostamenti del gruppo e al rientro del veicolo nella presunta base operativa.All'interno dei locali ritenuti utilizzati come base logistica sono stati trovati diversi elementi considerati compatibili con la preparazione e l'esecuzione dei raid: veicoli rubati, strumenti da effrazione, passamontagna, torce frontali, radio ricetrasmittenti, piedi di porco e altro materiale.Ulteriori elementi investigativi sarebbero emersi dall'analisi di una scheda di memoria collegata a un impianto di videosorveglianza installato nella struttura, oltre che dal confronto tra gli abiti indossati dalle persone riprese durante i furti e quelli visibili nei filmati registrati al rientro del veicolo.Le ricerche sul telefonoUn contributo importante alle indagini sarebbe arrivato anche dall'analisi della memoria di un telefono cellulare sequestrato.Nel dispositivo sarebbero state individuate ricerche effettuate in precedenza sul web riguardanti alcune delle farmacie poi effettivamente colpite, oltre ad altri possibili obiettivi. Sarebbero inoltre emerse ricerche relative a componenti elettroniche riconducibili al modello di automobile utilizzato per gli spostamenti.Un insieme di elementi che, secondo l'impostazione accusatoria e la valutazione del gip, avrebbe contribuito a delineare il quadro indiziario nei confronti dei quattro destinatari della misura cautelare.Il ruolo dei quattro indagatiSulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti gravi indizi nei confronti di tre degli indagati in relazione alla partecipazione alla fase esecutiva dei furti.Al quarto viene invece contestato un presunto ruolo di carattere logistico, legato alla disponibilità e alla gestione dei locali utilizzati per il ricovero dei veicoli e delle attrezzature impiegate nel corso delle attività criminali.Il gip ha inoltre ritenuto concrete e attuali le esigenze cautelari, individuando in particolare il rischio di reiterazione di reati analoghi e quello di possibili contatti con altri soggetti coinvolti nella vicenda e ancora da identificare.Secondo il giudice, tali esigenze non avrebbero potuto essere adeguatamente tutelate attraverso misure cautelari meno restrittive. Da qui la decisione di disporre la custodia in carcere per i quattro indagati.L'allarme nel MetapontinoLa concentrazione di cinque furti in un arco temporale inferiore alle due ore aveva provocato particolare preoccupazione nelle comunità del Metapontino. A destare allarme non è stato soltanto il numero degli esercizi colpiti, ma anche la modalità con cui i raid sarebbero stati organizzati.Il gruppo avrebbe infatti utilizzato più persone con compiti coordinati, veicoli e targhe rubati e un equipaggiamento specifico per forzare gli ingressi e completare rapidamente le incursioni.Gli episodi avevano alimentato anche il dibattito pubblico sulla sicurezza delle farmacie e, più in generale, delle attività commerciali, considerate obiettivi particolarmente esposti ai furti.L'indagine non è tuttavia conclusa: gli investigatori proseguono gli accertamenti per identificare gli altri eventuali componenti del gruppo e verificare se gli indagati possano essere collegati ad altri episodi analoghi avvenuti nella zona.