Boscoreale, minacce dopo la denuncia tv sul lavoro sfruttato: «Non ci faremo intimidire»
Secondo quanto riferito dalla Rete Vesuviana Solidale, individui a lui sconosciuti gli avrebbero intimato di lasciare il territorio
Quello che è accaduto a Boscoreale «non è un episodio isolato», ma «l’ennesima riprova di un sistema malato che vuole le lavoratrici e i lavoratori invisibili, ricattabili e sottomessi». A denunciarlo è la Rete Vesuviana Solidale, che parla anche di «ennesima dimostrazione di come la violenza padronale e il razzismo sistemico cerchino di soffocare la dignità di chi lavora».Dopo la messa in onda, il 13 agosto scorso, del servizio di SkyTG24 “2 euro l’ora, il viaggio di SkyTG24 nel lavoro sfruttato”, uno dei compagni e utenti dello Sportello Diritti — realtà che da 15 anni è al fianco delle persone — sarebbe stato bersaglio di gravissime minacce.Secondo quanto riferito dalla Rete Vesuviana Solidale, individui a lui sconosciuti gli avrebbero intimato di lasciare il territorio dopo la sua denuncia sulle condizioni di sfruttamento nell’agricoltura locale.«A questa aggressione si è aggiunto l’immediato ricatto abitativo del proprietario della casa in cui alloggiava», denuncia la Rete, spiegando che al lavoratore sarebbe stato intimato lo sfratto nonostante avesse sempre pagato regolarmente l’affitto. L’uomo viveva, secondo la ricostruzione fornita, «in un casolare fatiscente a ridosso di una serra senza nessun contratto di locazione».La Rete Vesuviana Solidale fa sapere di aver provveduto a trasferire il lavoratore «in un luogo sicuro» e annuncia che presenterà una denuncia formale alle autorità competenti.«Sia chiara una cosa a chi sfrutta e a chi si sente impunito, ai signori del caporalato, ai padroni arricchiti sul sangue delle sorelle e dei fratelli migranti e a chi pensa che l’omertà sia la padrona di queste terre: non ci faremo intimidire e non lasceremo sole le persone», afferma la Rete.Da anni, sottolinea l’organizzazione, la zona vesuviana è attraversata da fenomeni di sfruttamento del lavoro agricolo. «Chi suda nei campi produce la ricchezza di questo territorio senza vedersi riconosciuto un briciolo di dignità», denuncia la Rete, secondo cui «il clima di odio, razzismo e violenza padronale non metterà a tacere chi costruisce solidarietà e resistenza dal basso».«La terra è di chi la lavora, non di chi specula sulla pelle delle persone», conclude la Rete Vesuviana Solidale, ribadendo che continuerà a essere presente «al fianco delle nostre sorelle e dei nostri fratelli».