Via i mobili dal Castello delle Cerimonie, andranno in un deposito

Tra le misure previste ci sono l’acquisizione materiale del complesso da parte del Comune

A cura di Redazione
24 luglio 2026 10:00
Via i mobili dal Castello delle Cerimonie, andranno in un deposito -
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Il conto alla rovescia per La Sonrisa è ufficialmente iniziato. Il celebre ristorante-hotel conosciuto in tutta Italia come il “Castello delle Cerimonie” si avvia verso lo sgombero definitivo dai terreni sui quali opera da oltre cinquant’anni. La giunta comunale di Sant’Antonio Abate, piccolo comune ai piedi dei Monti Lattari in provincia di Napoli, ha infatti dato esecuzione all’ordinanza che dispone il rilascio dell’intero complesso.Il provvedimento, già predisposto nei mesi scorsi, è diventato operativo dopo la delibera approvata lunedì 20 luglio dall’amministrazione guidata dalla sindaca Ilaria Abagnale. L’atto stabilisce una serie di passaggi necessari per procedere alla presa di possesso dell’area e alla gestione della struttura una volta completato lo sgombero.Tra le misure previste ci sono l’acquisizione materiale del complesso da parte del Comune, la ricognizione degli ambienti e l’eventuale inventario dei beni mobili presenti all’interno della struttura. L’amministrazione dovrà inoltre individuare locali idonei dove custodire eventuali oggetti rinvenuti e predisporre un servizio di vigilanza per garantire la sicurezza dell’area.Le spese necessarie per le operazioni di sgombero, trasporto e custodia dei beni saranno poste a carico degli occupanti, come previsto dagli atti amministrativi.Una storia lunga quasi mezzo secoloLa vicenda de La Sonrisa affonda le sue radici alla fine degli anni Settanta, quando Antonio Tobia Polese, diventato famoso come “don Antonio”, decise di investire nella struttura di Sant’Antonio Abate trasformandola nel simbolo delle grandi cerimonie napoletane.Nel corso degli anni il complesso è diventato un punto di riferimento per matrimoni, comunioni ed eventi di lusso, ospitando migliaia di feste e attirando personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. Tra gli episodi più ricordati ci sono la presenza di Diego Armando Maradona, le riprese cinematografiche del regista Matteo Garrone e il successo televisivo del programma di Warner Bros. Discovery dedicato alle cerimonie, che ha trasformato La Sonrisa in un fenomeno nazionale.La popolarità, però, non ha fermato il percorso giudiziario iniziato oltre un decennio fa. Dal 2011 la struttura era sottoposta a sequestro nell’ambito di un procedimento per presunte violazioni urbanistiche e lottizzazione abusiva.Nel 2016 il Tribunale di Torre Annunziata aveva disposto la confisca dei terreni e dei manufatti, con acquisizione gratuita al patrimonio comunale. La decisione è stata poi confermata dalla Corte d’Appello di Napoli nel 2022 e successivamente dalla Cassazione nel 2024, che ha respinto il ricorso presentato dalla proprietà.Ad aprile di quest’anno la confisca è stata formalmente trascritta nei registri immobiliari, rendendo effettivi gli effetti del provvedimento.Dalla fama televisiva alla chiusura dell’attivitàDopo la definitiva chiusura del percorso giudiziario, la famiglia Polese ha dovuto interrompere l’attività del complesso. La gestione, portata avanti da Imma Polese, figlia di don Antonio, e dal marito Matteo Giordano, è stata costretta a fermare nuove prenotazioni ed eventi.La chiusura ha avuto conseguenze anche sul fronte occupazionale. I lavoratori della struttura, diventati volti noti proprio grazie al programma televisivo, hanno manifestato più volte preoccupazione per il proprio futuro, organizzando proteste davanti alla Prefettura di Napoli e ai cancelli della struttura di via Stabia.Il timore principale riguarda la perdita dei posti di lavoro e l’assenza, al momento, di una soluzione definitiva per il personale coinvolto. Dalla Regione Campania è stato comunicato che non sarebbe stata ancora avviata una procedura formale di crisi aziendale.Il futuro della struttura resta un’incognitaParallelamente alla procedura di sgombero, il Comune di Sant’Antonio Abate sta valutando quale possa essere il futuro dell’enorme complesso. Nei mesi scorsi l’amministrazione ha affidato un incarico da circa 39mila euro per uno studio di fattibilità finalizzato a verificare la possibilità di un Piano di Recupero.L’obiettivo è capire se esistano interessi pubblici prevalenti che possano giustificare il mantenimento della struttura, evitando eventualmente la demolizione e individuando una nuova destinazione d’uso.La questione è particolarmente complessa anche dal punto di vista economico: il complesso si estende su circa cinquantamila metri quadrati e comprende strutture di pregio come giardini monumentali, spazi ricettivi, arredi di lusso ed eliporto. Una gestione futura o un eventuale smantellamento comporterebbero costi significativi per un Comune di dimensioni ridotte.Il ricorso al Tar e la battaglia amministrativaRimane aperto anche il fronte giudiziario davanti al Tar Campania. Le società La Sonrisa Spa, Ipol Spa e Pol.Fra hanno infatti impugnato l’ordinanza di sgombero chiedendo la sospensione cautelare del provvedimento.

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