Ventimila euro al boss per uccidere la donna che l'aveva denunciato
L'uomo avrebbe deciso di rivolgersi al gruppo criminale per vendicarsi della sua ex compagna
Il piano era già stato definito nei dettagli: il presunto mandante avrebbe individuato il bersaglio, trovato i complici disposti a eseguire l'agguato e concordato anche il compenso. Un omicidio su commissione che, secondo gli investigatori, sarebbe stato fermato soltanto grazie all'intervento dei carabinieri prima che potesse essere portato a termine. Al centro dell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli c'è un presunto progetto criminale che avrebbe portato al fermo di cinque persone, accusate a vario titolo di tentato omicidio, intimidazione pubblica con uso delle armi e altri reati aggravati dal metodo mafioso.Tra gli arrestati figura anche Andrea Autiero, ritenuto dagli inquirenti storico esponente del clan legato ai Casalesi, che avrebbe assunto il ruolo di organizzatore dell'agguato. Secondo la ricostruzione investigativa, per la morte della donna sarebbe stato pattuito un compenso di 20mila euro.La vendetta dopo la denuncia per stalking e revenge pornSecondo quanto emerso dalle indagini, il presunto mandante del delitto sarebbe stato Vincenzo Russo, pregiudicato di Casoria.L'uomo avrebbe deciso di rivolgersi al gruppo criminale per vendicarsi della sua ex compagna, dopo che la donna lo aveva denunciato per episodi di stalking e revenge porn.La somma promessa per l'omicidio sarebbe stata di ventimila euro. Per gli investigatori l'accordo sarebbe diventato operativo: il gruppo avrebbe già individuato gli esecutori materiali e definito le modalità con cui realizzare l'agguato.Il progetto, secondo l'accusa, sarebbe stato bloccato soltanto dall'intervento dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, che hanno eseguito i provvedimenti nei giorni scorsi tra Gricignano d'Aversa e alcuni comuni della provincia di Napoli.L'inchiesta sul gruppo criminaleL'indagine della Dda partenopea ha preso avvio per ricostruire le attività di un gruppo che, secondo gli investigatori, si sarebbe riorganizzato dopo il ritorno in libertà di Autiero nel 2024.Il presunto capoclan aveva trascorso 33 anni in carcere, 28 dei quali sottoposto al regime del 41 bis. Dopo la scarcerazione, gli inquirenti avrebbero registrato nuovi movimenti riconducibili alla riorganizzazione del gruppo criminale.La ritorsione contro imprenditore e sindacoNel corso delle investigazioni sarebbe emerso anche un altro episodio di intimidazione armata.Secondo la Procura, Autiero e altri due indagati avrebbero organizzato una ritorsione nei confronti di un imprenditore e del sindaco di Gricignano d'Aversa.L'azione sarebbe consistita in una cosiddetta "stesa": alcuni colpi di pistola sarebbero stati esplosi contro il bar di proprietà della famiglia dell'imprenditore e contro l'abitazione dell'altra vittima.La presunta motivazione sarebbe stata una vendetta legata a un esposto presentato alle forze dell'ordine, nel quale venivano denunciati presunti affari illeciti di un soggetto vicino al gruppo.Cinque indagati in carcereGli indagati sono accusati, con ruoli differenti, di tentato omicidio, porto e detenzione abusiva di armi comuni da sparo e pubblica intimidazione mediante l'uso delle armi, con l'aggravante del metodo mafioso.Il gip del Tribunale di Napoli Nord non ha convalidato i fermi, ma ha comunque ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, disponendo per tutti la custodia cautelare in carcere.Oltre a Vincenzo Russo e Andrea Autiero, gli altri destinatari del provvedimento sono Aniello De Luca, Giuliano Esposito e Giuseppe Severino.Le indagini proseguono per ricostruire ulteriormente la struttura del gruppo e chiarire tutti i passaggi del presunto piano criminale.