"T'aggia appiccià", donna denuncia dopo anni e lo fa arrestare
Un incubo durato oltre vent’anni, fatto di violenze, minacce e soprusi
Un incubo durato oltre vent’anni, fatto di violenze, minacce e soprusi, è terminato grazie all’intervento dei carabinieri. È accaduto a Bacoli, dove un uomo di 66 anni originario di Pozzuoli è stato arrestato con l’accusa di atti persecutori, maltrattamenti in famiglia e violenze nei confronti della moglie. A far scattare l’intervento delle forze dell’ordine è stato l’ennesimo episodio di una lunga storia di sofferenza. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, qualche sera fa l’uomo avrebbe raggiunto l’abitazione dove vive ancora con l’ex compagna, nonostante la separazione, pretendendo denaro. Durante la discussione avrebbe impugnato un martello e una tanica contenente liquido infiammabile, arrivando a minacciare la donna con frasi estremamente gravi: «T’aggia appiccià a te e a casa».
Una situazione di pericolo che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia e che è stata scongiurata dal tempestivo intervento dei carabinieri della stazione di Monte di Procida, arrivati sul posto dopo la richiesta di aiuto. I militari hanno bloccato l’uomo e messo in sicurezza la donna e i familiari presenti.
Il 66enne è stato trasferito nel carcere napoletano di Poggioreale. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha successivamente convalidato l’arresto, confermando la gravità del quadro emerso dalle indagini.
Gli accertamenti condotti dai carabinieri hanno permesso di ricostruire una lunga sequenza di episodi iniziati nel 2004 e proseguiti per anni. La coppia, dopo la separazione, aveva scelto di continuare a vivere nella stessa abitazione a Bacoli, una convivenza che, secondo gli investigatori, avrebbe continuato a essere caratterizzata da tensioni, aggressioni e comportamenti violenti.
Le violenze, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbero avvenute anche in presenza dei figli della coppia, tra cui un figlio con disabilità. La donna avrebbe subito per anni insulti, minacce e aggressioni fisiche, in alcuni casi anche durante la gravidanza.
In un episodio particolarmente grave, l’uomo avrebbe colpito la moglie con calci all’addome mentre era incinta, provocandole una condizione di rischio per la gravidanza e costringendola a ricorrere alle cure dei sanitari per una minaccia di aborto.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il comportamento violento dell’uomo sarebbe stato aggravato anche dall’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, che avrebbero contribuito al ripetersi delle condotte contestate.
La vicenda si inserisce nel più ampio fenomeno della violenza domestica e degli atti persecutori, dove spesso le vittime sono costrette a convivere per anni con paura e intimidazioni prima di trovare la forza o la possibilità di chiedere aiuto.
L’intervento dei carabinieri ha posto fine a una situazione che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Le indagini proseguono per ricostruire ogni dettaglio della lunga storia di maltrattamenti e verificare tutte le responsabilità dell’indagato, che resta comunque presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.