Scambiano melanoma per una verruca: magistrato muore a 36 anni
La malattia era ormai in fase avanzata e aveva già prodotto metastasi a diversi organi
È diventata definitiva la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti di una dermatologa ritenuta responsabile di omicidio colposo per la morte di Giulia Cavallone, magistrata romana deceduta il 17 aprile 2020 a causa di un melanoma cutaneo diagnosticato troppo tardi. Secondo quanto accertato nel corso del procedimento, la specialista avrebbe scambiato per tre volte, nell'arco di circa otto mesi, un melanoma maligno per una semplice verruca seborroica, rassicurando la paziente senza disporre ulteriori esami diagnostici che avrebbero potuto consentire una diagnosi precoce.
La donna si era sottoposta a due visite dermatologiche, la prima nel novembre 2013 e la seconda nel giugno 2014. In entrambe le occasioni non furono prescritti accertamenti specifici, come una biopsia o l'asportazione della lesione, né venne consigliata una valutazione oncologica.
Solo successivamente, quando la lesione fu rimossa all'ospedale San Camillo, gli esami istologici evidenziarono la presenza di un melanoma maligno ulcerato. La malattia era ormai in fase avanzata e aveva già prodotto metastasi a diversi organi, tra cui cervello, fegato e polmoni. Giulia Cavallone è morta il 17 aprile 2020.
La Corte ha confermato la condanna accogliendo le richieste della Procura generale e dei legali della famiglia della vittima.
I familiari della magistrata hanno espresso soddisfazione per la conclusione dell'iter giudiziario, sottolineando come il processo, iniziato quando Giulia era ancora in vita con l'ipotesi di lesioni personali, sia poi proseguito per omicidio colposo dopo il suo decesso. Hanno inoltre ribadito l'importanza della prevenzione dei tumori della pelle e della massima attenzione da parte dei medici nella valutazione di lesioni sospette, affinché casi simili non si ripetano.