Resta ai domiciliari per rapina, ma il colpevole ha già confessato
Secondo il legale la richiesta di revoca o modifica della misura cautelare è stata respinta dall’autorità giudiziaria
Una vicenda giudiziaria al centro della quale, secondo la difesa, ci sarebbe un clamoroso errore di persona. A denunciarlo è l’avvocato Sergio Pisani, legale di un giovane affetto da gravi problematiche psicologiche che da mesi si trova agli arresti domiciliari per una rapina che, secondo la ricostruzione della difesa, non avrebbe mai commesso. Il legale sostiene che nel corso del procedimento sarebbero emersi elementi nuovi e rilevanti che dimostrerebbero l’estraneità del suo assistito ai fatti contestati. Per questo motivo ha chiesto l’intervento del Ministero della Giustizia, sollecitando un’ispezione sulla gestione del caso.
Secondo quanto ricostruito dalla difesa, l’inchiesta sarebbe nata da una denuncia presentata da un uomo che aveva raccontato di essere stato rapinato durante un incontro organizzato attraverso un sito di appuntamenti. La vicenda, però, avrebbe assunto una natura diversa rispetto alla prima versione fornita agli investigatori.
Stando alla ricostruzione dell’avvocato Pisani, la persona offesa avrebbe conosciuto un uomo tramite un’app di incontri e avrebbe concordato un appuntamento. Durante l’incontro, il presunto autore dei fatti si sarebbe fatto consegnare 50 euro, per poi allontanarsi con la scusa di dover acquistare delle sigarette. In quel momento, secondo la difesa, avrebbe perso dal portafoglio il codice fiscale del fratello, successivamente utilizzato per presentare la denuncia.
La denuncia iniziale, sempre secondo quanto riferito dal legale, avrebbe però descritto un episodio di rapina con l’utilizzo di un coltello, senza fare riferimento alla natura dell’incontro avvenuto tra le parti.
Da qui sarebbe scattata l’indagine nei confronti del fratello della persona che avrebbe partecipato realmente all’appuntamento, riconosciuto dalla presunta vittima nonostante, secondo la difesa, vi fossero elementi discordanti, tra cui una differenza di altezza rispetto alla descrizione fornita inizialmente.
Nel corso del procedimento, il vero protagonista dell’incontro avrebbe poi ammesso le proprie responsabilità, sostenendo però che si sarebbe trattato di una truffa e non di una rapina. Inoltre, sarebbero emersi ulteriori elementi a sostegno della posizione dell’indagato, tra cui i contatti telefonici tra la persona offesa e il presunto autore dei fatti e le condizioni di salute del giovane sottoposto alla misura cautelare.
«Da mesi il mio assistito è agli arresti domiciliari, nonostante siano emersi elementi nuovi di straordinaria rilevanza – ha dichiarato l’avvocato Pisani –. La confessione di un diverso soggetto, il cambiamento della versione della persona offesa, i tabulati telefonici e il grave stato di salute del mio assistito rappresentano fatti che avrebbero richiesto una verifica rigorosa e tempestiva».
Secondo il legale, la richiesta di revoca o modifica della misura cautelare sarebbe stata respinta dall’autorità giudiziaria, decisione che Pisani afferma di rispettare ma di non condividere.
«Ho già segnalato la gravità della situazione al presidente del Tribunale di Napoli senza ricevere riscontro – ha aggiunto l’avvocato –. Per questo motivo chiedo al ministro della Giustizia un intervento urgente attraverso un’ispezione ministeriale, affinché venga verificato se gli elementi sopravvenuti siano stati valutati con la necessaria attenzione e tempestività».