Muore di Sla la ricercatrice che studiava contro la sua malattia
Piera Smeriglio aveva costruito una carriera scientifica di grande prestigio partendo proprio dal suo territorio
Il mondo della ricerca scientifica si stringe attorno alla famiglia Smeriglio per la scomparsa di Piera, ricercatrice di 43 anni conosciuta a livello internazionale per il suo lavoro sulle malattie neuromuscolari. Una vita dedicata allo studio e alla ricerca di nuove terapie si è interrotta dopo una lunga battaglia contro una grave patologia, la stessa area scientifica alla quale aveva dedicato anni di lavoro e di impegno. Originaria di Guardia Sanframondi, nel Beneventano, Piera Smeriglio aveva costruito una carriera scientifica di grande prestigio partendo proprio dal territorio sannita. Figlia di Abele Smeriglio, medico di famiglia del paese fino al momento della pensione, aveva intrapreso il percorso universitario all'Università del Sannio, dove aveva conseguito la laurea in Biotecnologie, per poi proseguire la formazione con un dottorato di ricerca in Scienze e Salute all'Università La Sapienza di Roma.
La sua passione per la ricerca l'aveva portata presto oltre i confini nazionali. Negli Stati Uniti aveva svolto attività scientifica presso la Stanford University School of Medicine, una delle istituzioni più prestigiose al mondo nel campo della medicina e della ricerca biomedica. In quegli anni aveva approfondito in particolare gli studi sull'epigenetica, concentrandosi sui meccanismi molecolari alla base delle patologie neuromuscolari.
Nel 2019 era tornata in Europa grazie al prestigioso finanziamento Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellowship, programma della Commissione europea destinato a sostenere i ricercatori più promettenti. Un riconoscimento che aveva rappresentato un ulteriore passo avanti nel suo percorso professionale e che le aveva consentito di continuare gli studi in un contesto internazionale.
Dal 2022 era diventata ricercatrice permanente dell'Inserm di Parigi, l'Istituto nazionale francese per la ricerca sulla salute e la medicina. Nella capitale francese aveva guidato un gruppo internazionale composto da ricercatori, assegnisti e dottorandi provenienti da diversi Paesi, coordinando attività di ricerca sulle malattie del motoneurone.
Il cuore del suo lavoro era rivolto soprattutto allo studio dell'atrofia muscolare spinale (Sma) e della sclerosi laterale amiotrofica (Sla), patologie che compromettono progressivamente la funzionalità dei muscoli. Le sue ricerche erano concentrate su una delle domande più complesse della medicina moderna: comprendere perché, in alcuni pazienti, i sintomi continuino a progredire nonostante le nuove terapie disponibili.
L'obiettivo era individuare nuovi bersagli terapeutici capaci di rallentare o fermare il decorso di queste malattie, aprendo la strada a trattamenti più efficaci e personalizzati. Un impegno scientifico portato avanti con determinazione anche dopo la diagnosi della malattia che l'ha colpita.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella comunità scientifica internazionale, che in queste ore ha ricordato non soltanto il valore delle sue ricerche, ma anche la passione, la dedizione e la forza con cui ha affrontato il proprio percorso umano e professionale.
Piera Smeriglio aveva trasformato la ricerca in una missione: provare a dare risposte a chi ogni giorno convive con malattie ancora difficili da curare. Il suo lavoro continuerà attraverso gli studi avviati e attraverso il contributo lasciato a una comunità scientifica che oggi ne piange la perdita.