Mamma e figlia avvelenate: ora i sospettati sono tre

la ricina potrebbe essere stata estratta direttamente dai semi della pianta di ricino, presente in diverse aree del territorio

A cura di Redazione
04 luglio 2026 14:00
Mamma e figlia avvelenate: ora i sospettati sono tre -
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L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella dopo l’assunzione di ricina, sembra essere entrata in una fase cruciale. Dopo mesi di accertamenti, il quadro investigativo si sta progressivamente restringendo e le ultime attività degli inquirenti delineano una possibile svolta. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su tre persone sospettate, mentre proseguono le audizioni di nuovi testimoni e gli approfondimenti su alcuni elementi considerati rilevanti, tra cui un viaggio all’estero compiuto da soggetti vicini alla famiglia nei giorni successivi ai funerali. Parallelamente, si sta analizzando anche la possibile presenza di contatti e rapporti interni al contesto familiare nei mesi precedenti alla tragedia.

Tra i punti al centro dell’indagine figurano anche alcuni messaggi attribuiti ad Antonella Di Ielsi, nei quali la donna avrebbe chiesto informazioni per rivolgersi a un avvocato matrimonialista, elemento che gli investigatori stanno valutando nell’ambito della ricostruzione dei rapporti personali e familiari.

Un ulteriore fronte riguarda la provenienza della sostanza tossica. Dopo aver inizialmente ipotizzato un acquisto tramite canali illegali online, gli inquirenti stanno ora valutando una pista alternativa: la ricina potrebbe essere stata estratta direttamente dai semi della pianta di ricino, presente in diverse aree del territorio molisano e nelle zone limitrofe al lago di Occhito.

Su questo aspetto stanno collaborando anche esperti internazionali del Robert Koch Institute di Berlino, affiancati ai consulenti italiani nelle analisi dei campioni biologici e dei reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia.

Secondo gli investigatori, una possibile chiave di lettura potrebbe arrivare dal censimento e dalla geolocalizzazione delle piante di ricino presenti nell’area interessata. L’ipotesi è quella di incrociare questi dati con le celle telefoniche e gli spostamenti delle persone sotto osservazione, per ricostruire eventuali connessioni tra luoghi, tempi e soggetti coinvolti.

Le verifiche proseguono su più fronti e, al momento, nessuna delle piste è considerata conclusiva, mentre il lavoro investigativo entra in una fase sempre più delicata.

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