Mamma e figlia avvelenate, i progressi fanno chiudere il cerchio
Gli investigatori continuano quindi a lavorare senza escludere alcuna pista, analizzando ogni elemento utile per ricostruire gli ultimi giorni di vita delle due vittime
Potrebbero essere vicini nuovi sviluppi nelle indagini sul duplice omicidio di Pietracatella, la vicenda che ha sconvolto l’intera comunità dopo la morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, entrambe decedute dopo essere state avvelenate con la ricina. Negli ultimi giorni, secondo quanto emerge da fonti qualificate vicine all’inchiesta, gli investigatori avrebbero compiuto «passi avanti significativi» nella ricostruzione della vicenda. Gli elementi raccolti durante le attività investigative avrebbero consentito di delineare meglio alcuni aspetti ancora poco chiari, avvicinando gli inquirenti a una possibile svolta.
Nonostante il lavoro svolto, però, il quadro investigativo non sarebbe ancora arrivato alla fase conclusiva. Gli accertamenti proseguono nel massimo riserbo e sarà necessario altro tempo prima di poter arrivare a una ricostruzione definitiva dei fatti e individuare eventuali responsabilità.
Al momento il fascicolo resta aperto contro ignoti e non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. Gli investigatori continuano quindi a lavorare senza escludere alcuna pista, analizzando ogni elemento utile per ricostruire gli ultimi giorni di vita delle due vittime e capire chi possa aver avuto un ruolo nella loro morte.
Secondo l’ipotesi investigativa, Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sarebbero state uccise attraverso l’utilizzo della ricina, una sostanza altamente tossica che avrebbe provocato il loro decesso. Proprio la modalità dell’avvelenamento ha reso il caso particolarmente complesso, richiedendo approfondimenti tecnici e scientifici.
Nei giorni scorsi gli investigatori hanno continuato ad ascoltare persone informate sui fatti e ad acquisire elementi ritenuti importanti per l’inchiesta. Tra gli incontri al centro dell’attenzione anche quello con il parroco di Pietracatella, don Stefano Fracassi, nuovamente sentito dagli inquirenti.
Questa volta il sacerdote non è stato convocato negli uffici della questura di Campobasso, ma è stato ascoltato presso la procura di Larino. Un passaggio che conferma come gli approfondimenti sulla vicenda siano ancora in pieno svolgimento e come gli investigatori stiano cercando di ricostruire ogni dettaglio utile.
Particolare attenzione resta concentrata sulla vita privata delle due vittime, sui rapporti familiari e sulle circostanze che hanno preceduto la loro morte. Ogni informazione viene valutata dagli inquirenti per comprendere eventuali moventi e collegamenti.
La comunità di Pietracatella continua a vivere con dolore e attesa l’evoluzione dell’inchiesta. L’obiettivo degli investigatori è arrivare alla verità e dare una risposta alla domanda che da settimane pesa sul paese: chi ha provocato la morte di Sara e Antonella e perché.
Le indagini, coordinate dalla procura competente, proseguiranno nei prossimi giorni con nuovi accertamenti. La possibile svolta appare più vicina, ma il percorso per arrivare alla chiusura del caso richiede ancora tempo e ulteriori verifiche.