La mamma di Domenico: "Sbagliare è umano, a noi ci hanno presi in giro"
Nel suo intervento la donna ha però voluto distinguere il caso personale dal giudizio sull’intero sistema sanitario nazionale
«Gli errori possono accadere, ma servono trasparenza e responsabilità». È il messaggio lanciato da Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico, il bambino di due anni e quattro mesi morto a febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore. La donna è intervenuta alla presentazione alla Camera del suo libro, intitolato “Un cuore bruciato”, un racconto dedicato alla vita del figlio e alla battaglia affrontata dalla famiglia dopo la tragedia che ha portato all’apertura di un caso giudiziario e sanitario.Nel corso dell’incontro, promosso dalla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, Patrizia Mercolino ha ribadito il suo dolore per quanto accaduto e ha puntato il dito soprattutto sulla gestione delle informazioni ricevute dalla famiglia.«Sbagliare è umano – ha spiegato –. Se ci avessero detto che c’era stato un problema con il cuore sarebbe stato diverso. Invece ci hanno nascosto tutto e hanno provato anche a insabbiare la vicenda».Secondo la madre di Domenico, il bambino avrebbe combattuto per circa 60 giorni dopo il trapianto, un periodo molto più lungo rispetto alle aspettative in condizioni così critiche. Proprio questa forza, ha raccontato, avrebbe permesso alla famiglia di scoprire la verità.«Devo ringraziare il nostro avvocato per essere riuscito ad avere la cartella clinica, chi ha fatto emergere la notizia, ma soprattutto Domenico. Mio figlio ha resistito e sono convinta che lo abbia fatto anche perché tutto venisse fuori».Nel suo intervento la donna ha però voluto distinguere il caso personale dal giudizio sull’intero sistema sanitario nazionale.«Quello che è successo a Domenico non significa che tutta la sanità italiana non funzioni. La sanità italiana è un’eccellenza, ma spero che dopo questa vicenda ci sia maggiore attenzione e più controlli».Dopo la perdita del figlio, Patrizia racconta di aver incontrato molte altre madri, cercando di offrire loro sostegno e vicinanza.«Ho dato forza a tante mamme perché non voglio che nessun’altra famiglia debba vivere quello che abbiamo vissuto noi. Io e mio marito andiamo avanti soprattutto per gli altri due figli».Il libro, ha spiegato l’autrice, non nasce soltanto per raccontare la vicenda del trapianto e della morte del bambino, ma per restituire il ritratto di Domenico.«È la storia di mio figlio, di chi era e di come ha vissuto. Domenico è sempre stato un combattente. Io ho cercato di proteggerlo in ogni modo, come avrebbe fatto qualsiasi madre».Una parte del racconto è dedicata anche al dolore personale e al senso di colpa che spesso accompagna chi perde un figlio.«Avrei voluto salvarlo, avrei voluto fare di più. Purtroppo non ce l’ho fatta e a volte mi do la colpa, anche se so che non è colpa mia».Attraverso la sua testimonianza, Patrizia Mercolino chiede soprattutto che la storia di Domenico possa servire a migliorare i controlli e a evitare che altre famiglie debbano affrontare lo stesso dolore.