Carico di droga al Porto, arrestati marito e moglie

Secondo l'ipotesi accusatoria i coniugi rappresentavano l'ultimo anello della catena di distribuzione della cocaina sul territorio

A cura di Redazione
30 luglio 2026 06:00
Carico di droga al Porto, arrestati marito e moglie -
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Dal porto commerciale di Salerno fino alle piazze di spaccio del Vallo di Diano. È questo il percorso ricostruito dagli investigatori nell'ambito della vasta inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno che, nei mesi scorsi, aveva già portato al sequestro di oltre 180 chilogrammi di cocaina e all'arresto di otto presunti componenti di un'organizzazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dal Sud America. Nelle ultime ore l'indagine ha registrato un nuovo importante sviluppo. I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Salerno, coordinati dal colonnello Antonio Specchia, hanno eseguito un'ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di una coppia di coniugi residente nel Vallo di Diano: si tratta di un uomo di 55 anni, originario di Buonabitacolo, e di una donna di 53 anni, nata a Polla, entrambi già noti alle forze dell'ordine per precedenti specifici in materia di stupefacenti.Secondo l'ipotesi accusatoria, marito e moglie rappresentavano l'ultimo anello della catena di distribuzione della cocaina sul territorio. Pur non essendo contestata nei loro confronti la partecipazione all'associazione per delinquere smantellata nel blitz dello scorso 26 maggio, i due sono accusati di diversi episodi di acquisto e ricezione di droga destinata ad alimentare il mercato dello spaccio nel comprensorio valdianese.Il nuovo tassello dell'indagineL'ordinanza cautelare arriva al termine dell'interrogatorio preventivo al quale i due erano stati sottoposti dopo la maxi operazione della scorsa primavera. Per la Procura antimafia salernitana il provvedimento rappresenta un ulteriore tassello investigativo che permette di delineare con maggiore precisione l'intera filiera del narcotraffico, individuando non solo chi organizzava l'importazione della cocaina, ma anche coloro che ne curavano la distribuzione finale nelle piazze di spaccio della provincia.Le indagini, avviate nel corso del 2023, hanno consentito agli investigatori di ricostruire una rete criminale strutturata, composta da soggetti dell'area salernitana e napoletana, ritenuti in contatto con trafficanti colombiani ed ecuadoriani. Gli approfondimenti investigativi avrebbero documentato i rapporti internazionali necessari per organizzare l'arrivo di ingenti quantitativi di cocaina direttamente dal Sud America verso il porto di Salerno.La rotta della cocainaSecondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i carichi di droga venivano occultati all'interno di spedizioni commerciali dirette nello scalo salernitano. Una volta giunti a destinazione, gli stupefacenti sarebbero stati recuperati attraverso un'organizzazione logistica ben collaudata e trasferiti rapidamente in depositi sicuri, così da evitare eventuali controlli delle forze dell'ordine.Da quei punti di stoccaggio la cocaina sarebbe stata successivamente smistata verso diversi canali di distribuzione attivi sul territorio campano, fino a raggiungere gli acquirenti incaricati di rifornire le piazze di spaccio locali. È proprio in questa fase finale che, secondo gli investigatori, si inserirebbe il ruolo della coppia del Vallo di Diano.Il ruolo del referente logisticoTra le figure considerate centrali nell'organizzazione compare anche Marcello Bracciante, salernitano arrestato nel blitz del maggio scorso e ritenuto dagli investigatori il referente operativo nelle delicate operazioni di recupero della cocaina all'interno del porto. Sarebbe stato lui a coordinare le attività logistiche necessarie per sottrarre la droga ai controlli e avviarla verso la rete di distribuzione regionale.Gli investigatori stanno inoltre approfondendo il sistema utilizzato dall'organizzazione per movimentare gli ingenti quantitativi di stupefacente. Il gruppo, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza e della Dda, avrebbe adottato sofisticate modalità operative finalizzate a eludere i controlli doganali e a garantire il rapido trasferimento della cocaina dal porto ai depositi clandestini, così da ridurre al minimo il rischio di sequestri.Le accuseLa posizione dei due coniugi resta distinta da quella degli indagati ritenuti appartenenti all'associazione criminale internazionale. Nei loro confronti, infatti, vengono contestati singoli episodi di acquisto e ricezione della sostanza stupefacente, ritenuta destinata allo spaccio nel Vallo di Diano.

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