Calciatore dell'Angri accoltellato, la gang prova a chiedere scusa
Un episodio che aveva sconvolto l’ambiente della movida napoletana e che aveva portato all’accusa di tentato omicidio
Un incontro carico di emozione e tensione si è consumato nell’aula del Tribunale per i Minorenni di Napoli, dove per la prima volta si sono trovati uno di fronte all’altro il giovane rimasto ferito e i ragazzi accusati del violento episodio avvenuto nella movida cittadina. Da una parte Bruno Petrone, 18 anni, calciatore dell’Angri e promessa del calcio campano, dall’altra i quattro studenti minorenni finiti sotto accusa per il presunto agguato a colpi di coltello avvenuto nei pressi dei Baretti di Chiaia, pochi giorni dopo Natale.
Un episodio che aveva sconvolto l’ambiente della movida napoletana e che aveva portato all’accusa di tentato omicidio per i giovani coinvolti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’aggressione sarebbe stata improvvisa e senza una reale motivazione apparente.
Davanti al giudice per l’udienza preliminare Clara Paglionico, i quattro ragazzi hanno voluto rivolgersi direttamente alla vittima, chiedendo scusa per quanto accaduto e manifestando il proprio pentimento.
Il primo a prendere la parola è stato il più giovane del gruppo, appena 15 anni, indicato come colui che avrebbe materialmente sferrato i colpi. Rivolgendosi a Bruno Petrone avrebbe detto: «Ho sbagliato, vorrei abbracciarti».
Dopo di lui anche gli altri tre ragazzi hanno espresso il loro rammarico, cercando un confronto diretto con la vittima. Un momento particolarmente significativo, soprattutto considerando che la presenza della persona offesa nei procedimenti davanti al Tribunale dei Minorenni rappresenta un fatto non frequente.
Le parole pronunciate in aula e il confronto tra vittima e imputati hanno avuto conseguenze anche sul piano giudiziario. Il giudice ha infatti disposto per i quattro minorenni il trasferimento dal carcere a una comunità, consentendo loro di riprendere il percorso scolastico a partire dal prossimo settembre.
Una decisione arrivata nonostante il parere contrario della Procura, che aveva espresso perplessità sulla modifica della misura cautelare.
Nel frattempo Bruno Petrone ha provato a lasciarsi alle spalle quella notte drammatica tornando alla sua quotidianità e al calcio. Il giovane è rientrato in campo e ha anche realizzato reti importanti, ma sul suo corpo restano ancora i segni dell’aggressione subita.
La sua scelta di presentarsi in aula e confrontarsi con i ragazzi accusati di averlo ferito ha rappresentato un momento particolare nel percorso giudiziario, trasformandosi in un esempio di possibile dialogo tra vittima e responsabili e in una pagina significativa di giustizia riparativa.