Università Pegaso, la Procura indaga su oltre 4200 lauree e corsi
Da ambienti vicini all’ateneo viene sottolineato come la stessa università abbia avviato verifiche interne che hanno portato alla presentazione di un esposto alle autorità competenti
Sono più di 4.200 le iscrizioni universitarie finite al centro di un'indagine della Procura di Napoli che punta a fare luce su presunte irregolarità relative a corsi di laurea, master e percorsi di formazione dell’Università Telematica Pegaso. L’inchiesta, che coinvolge attualmente 40 persone iscritte nel registro degli indagati, si concentra in particolare sui corsi destinati alla formazione degli educatori professionali socio-pedagogici e su altre attività accademiche e post-laurea.
L’attività investigativa, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e condotta dai magistrati Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano, ha già portato a numerose perquisizioni personali, domiciliari e informatiche eseguite dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli.
Tra le persone ascoltate come testimoni figura anche la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, estranea alle contestazioni. Secondo quanto emerso, il Ministero avrebbe garantito piena collaborazione agli inquirenti nel corso degli accertamenti.
Le verifiche riguardano presunte anomalie nelle procedure di immatricolazione, nella gestione dei corsi, dei tirocini e degli esami a distanza, oltre ai rapporti con alcuni poli territoriali convenzionati con l’ateneo. Nel fascicolo risultano coinvolti ex dirigenti, funzionari amministrativi, referenti territoriali e soggetti esterni collegati alla rete dei centri di orientamento.
Tra gli indagati figurano anche Danilo Iervolino, proprietario dell’ateneo fino al 2022, e Andrea Buonomo. Le ipotesi di reato, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere, corruzione, induzione indebita, falso ideologico e altri reati contro la pubblica amministrazione.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, le presunte irregolarità sarebbero maturate nel periodo in cui la governance dell’università faceva capo a Iervolino e si sarebbero protratte negli anni successivi, fino al 2025. L’obiettivo contestato dagli inquirenti sarebbe stato quello di ampliare il numero degli iscritti e aumentare i ricavi derivanti dall’offerta formativa.
Nel corso delle indagini, il Tribunale del Riesame è stato chiamato più volte a pronunciarsi sui ricorsi presentati contro sequestri e perquisizioni disposti dalla Procura. Le decisioni adottate avrebbero confermato la legittimità degli atti investigativi.
Da ambienti vicini all’ateneo viene sottolineato come la stessa università abbia avviato verifiche interne che hanno portato alla presentazione di un esposto alle autorità competenti. Secondo questa versione, le criticità riguarderebbero un numero limitato di studenti che avrebbero prodotto documentazione non veritiera e alcuni ex dipendenti successivamente allontanati a seguito di procedimenti disciplinari. L’università si considera infatti parte lesa nell’intera vicenda.
L’inchiesta si inserisce in un contesto di maggiore attenzione verso il sistema delle università telematiche. Nel 2024 il Ministero dell’Università ha infatti introdotto nuove regole per la didattica a distanza attraverso il decreto ministeriale n. 1835, prevedendo criteri più stringenti e il ritorno degli esami in presenza come modalità ordinaria, con l’obiettivo di rafforzare i controlli e garantire una maggiore qualità dell’offerta formativa.