Rischio crolli a Montevergine, stop ai bus

In vetta si registra un evidente rallentamento delle attività legate al turismo religioso

A cura di Redazione
02 giugno 2026 12:30
Rischio crolli a Montevergine, stop ai bus -
Condividi

Cresce la preoccupazione per il futuro della viabilità verso il Santuario di Montevergine dopo la nuova classificazione del rischio idrogeologico che interessa il tratto della strada provinciale 374 tra Mercogliano e Ospedaletto d’Alpinolo. L’area colpita dalla vasta frana dello scorso 25 novembre è stata infatti inserita nella fascia di massima attenzione dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, un provvedimento che potrebbe comportare ulteriori restrizioni alla circolazione e rendere ancora più complesso il collegamento con uno dei principali luoghi di culto mariani del Mezzogiorno.

La frana, verificatasi alla fine dello scorso anno, aveva provocato il cedimento di una porzione del costone montano che sovrasta la carreggiata, determinando la chiusura di alcuni tornanti e l’interruzione della principale arteria di accesso al santuario. Da allora il traffico verso Montevergine ha subito pesanti ripercussioni, con inevitabili conseguenze per il turismo religioso, per le attività economiche della zona e per le migliaia di fedeli che ogni anno raggiungono la basilica dedicata a Mamma Schiavona.

Nel frattempo sono in corso i lavori di messa in sicurezza della SP 374. Operai specializzati e rocciatori lavorano sospesi lungo la parete interessata dal dissesto per realizzare interventi di consolidamento del versante. Tra le opere previste vi è anche l’installazione di una nuova struttura di contenimento attraverso una palificata orizzontale, destinata a garantire una maggiore stabilità del costone e a ridurre il rischio di ulteriori cedimenti.

La nuova riclassificazione, tuttavia, apre scenari ancora più complessi. Il perimetro individuato dagli esperti dell’Autorità di Bacino estende infatti l’area considerata a rischio elevato e potrebbe comportare limitazioni permanenti o temporanee alla circolazione dei mezzi più pesanti, compresi gli autobus turistici che tradizionalmente accompagnano i pellegrini fino al santuario.

La Provincia di Avellino, che sta seguendo direttamente le operazioni di recupero della viabilità, ha confermato di aver preso atto della nuova classificazione e di essere impegnata non solo nella riapertura della strada con senso unico alternato, ma anche nella progettazione di un intervento più ampio e strutturale. Il piano, già stimato in circa cinque milioni di euro, punta alla riqualificazione complessiva dell’area interessata dal dissesto. Una cifra che potrebbe però aumentare qualora le nuove prescrizioni tecniche rendessero necessari ulteriori lavori di consolidamento della montagna.

L’eventuale esclusione dei mezzi pesanti rappresenterebbe un ulteriore colpo per il territorio del Partenio. Negli ultimi mesi la chiusura della strada ha già avuto effetti evidenti sull’economia locale. Maggio, tradizionalmente il mese dei grandi pellegrinaggi mariani, ha fatto registrare presenze nettamente inferiori rispetto al passato. Molti fedeli hanno raggiunto il santuario utilizzando la storica funicolare, tornata in funzione nel periodo pasquale, oppure percorrendo a piedi gli antichi sentieri della montagna. Altri hanno scelto percorsi alternativi attraverso Pietrastornina, affrontando però tragitti più lunghi e meno agevoli.

Le difficoltà si riflettono anche sulle attività commerciali. Piazza Mercato, da sempre punto di riferimento per la vendita di prodotti tipici e per l’accoglienza dei visitatori, appare oggi meno frequentata rispetto agli anni precedenti. Numerosi chioschi restano chiusi anche nei fine settimana primaverili, mentre in vetta si registra un evidente rallentamento delle attività legate al turismo religioso.

Tra le ipotesi allo studio, qualora la provinciale venisse riaperta con limitazioni ai pullman, vi sarebbe l’attivazione di un servizio di navette con partenza da Ospedaletto d’Alpinolo per consentire ai pellegrini di raggiungere il santuario senza utilizzare mezzi privati. Una soluzione temporanea che potrebbe mitigare le difficoltà di accesso ma che non risolverebbe definitivamente il problema infrastrutturale.

Segui il Fatto Vesuviano