Rifiuta il suo spasimante, lui l'accoltella 40 volte

«Continuava a ripetermi: “Ti uccido, ti ammazzo, muori”», ha raccontato Maria Ida in tv

A cura di Redazione
10 giugno 2026 19:00
Rifiuta il suo spasimante, lui l'accoltella 40 volte -
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Otto interminabili minuti di violenza, paura e disperazione. È il drammatico racconto di Maria Ida, la giovane sopravvissuta alla brutale aggressione avvenuta nella notte del 2 giugno a Terranova da Sibari, dove un uomo di 30 anni, che la vittima conosceva da tempo, avrebbe tentato di ucciderla colpendola ripetutamente con due coltelli. La giovane ha ripercorso quei momenti nel corso di un’intervista televisiva, raccontando come l’aggressore l’avesse attesa sotto casa per poi entrare in azione non appena lei è rientrata. Secondo la sua testimonianza, l’uomo l’avrebbe colpita decine di volte, sferrando circa quaranta coltellate e tentando persino di strangolarla.

«Continuava a ripetermi: “Ti uccido, ti ammazzo, muori”», ha raccontato Maria Ida, ricordando l’incubo vissuto quella notte. Un’aggressione durata circa otto minuti, durante i quali la ragazza ha cercato disperatamente di difendersi e di chiedere aiuto.

Dietro il gesto ci sarebbe una situazione maturata nel tempo. La vittima ha spiegato che tra lei e il trentenne esisteva da anni un rapporto di amicizia. Tuttavia, la scorsa estate l’uomo le avrebbe confessato di provare sentimenti nei suoi confronti. Un interesse che non era ricambiato.

Maria Ida ha raccontato di aver chiarito immediatamente la propria posizione, spiegando di non condividere quei sentimenti. Da quel momento, però, il comportamento dell’uomo sarebbe cambiato progressivamente, assumendo atteggiamenti sempre più insistenti e ossessivi.

La notte dell’aggressione, intorno alle 2.30, la giovane stava facendo ritorno a casa quando si è accorta della presenza dell’uomo alle sue spalle. Intuendo il pericolo, è riuscita ad avviare una telefonata dal cellulare verso un amico, ma pochi istanti dopo sarebbe iniziato il violento attacco.

«Ho urlato e chiesto aiuto. Lo pregavo di fermarsi», ha raccontato. L’aggressore, armato di due coltelli, avrebbe continuato a colpirla con estrema violenza. In alcuni momenti avrebbe anche cercato di soffocarla, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di liberarsi.

Le conseguenze fisiche sono state gravissime. La giovane ha riportato numerose ferite in varie parti del corpo, in particolare alla testa, al volto, al collo e alla nuca, dove si trovano le lesioni più profonde.

A salvarle la vita sono state le sue grida disperate. Le richieste di aiuto hanno attirato l’attenzione di un amico che è intervenuto riuscendo a interrompere l’aggressione e a soccorrerla prima che fosse troppo tardi.

Durante quei lunghi minuti, racconta Maria Ida, il pensiero è andato continuamente alla sua famiglia. «Pensavo ai miei genitori», ha spiegato, ricordando la paura di non riuscire a sopravvivere.

Oggi la giovane sta affrontando un difficile percorso di recupero, non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico. Le ferite riportate quella notte stanno lentamente guarendo, ma il trauma resta profondo.

«La mia vita è cambiata completamente», ha dichiarato. «Quando chiudo gli occhi rivivo quei momenti. Ho ancora tanta paura e spero che lui resti in carcere. Sapere che potrebbe essere libero mi terrorizza».

Le indagini sull’accaduto proseguono mentre la vicenda riaccende il dibattito sul tema della violenza contro le donne e sull’importanza di riconoscere e intervenire tempestivamente di fronte a comportamenti persecutori e ossessivi che possono trasformarsi in episodi di estrema gravità.

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