Non volevano stare in 10 in una stanza: ecco perché i quattro braccianti sono stati uccisi
La circostanza emerge dal decreto con cui il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due presunti responsabili
Non volevano vivere in dieci in una stanza. È da questa condizione di forte sovraffollamento e disagio abitativo che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe nata la lite poi degenerata nell’omicidio dei braccianti di Amendolara. La circostanza emerge dal decreto con cui il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due presunti responsabili, Ahmed Safeer e Ali Raza, entrambi indagati per una vicenda che si inserisce in un contesto di lavoro agricolo segnato da precarietà e forti tensioni tra i lavoratori. Le indagini puntano a chiarire non solo la dinamica dell’aggressione, ma anche le condizioni di vita e di sfruttamento in cui si trovavano le vittime e gli stessi indagati.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, la mattina dell’omicidio la discussione sarebbe esplosa tra una delle vittime e Safeer proprio per questioni legate alla convivenza forzata in spazi estremamente ridotti. Il diverbio, inizialmente verbale, sarebbe poi degenerato rapidamente in uno scontro fisico. A raccontare l’episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente di Ali Raza, che avrebbe riportato quanto appreso direttamente dall’indagato.
Durante la colluttazione Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo, segno che la lite aveva già assunto toni violenti. In quel momento, secondo gli atti, Ali Raza avrebbe contattato le forze dell’ordine nel tentativo di sedare la rissa, ma l’intervento non sarebbe stato sufficiente a evitare l’escalation che ha portato alla tragedia.
Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e di verificare eventuali responsabilità ulteriori, anche sul piano delle condizioni di sfruttamento lavorativo e abitativo che fanno da sfondo all’intera vicenda.