Non vede il figlio da 8 anni: protesta davanti al Consolato
La vicenda, che negli anni ha assunto anche una dimensione internazionale, è tornata al centro dell’attenzione
Da otto anni combatte una battaglia che va oltre le aule dei tribunali e che riguarda il diritto di un padre di poter riabbracciare il proprio figlio. È la storia di Mirko Cappelli, che dal 2018 non vede il bambino, portato in Ucraina dall’ex moglie quando aveva meno di tre anni. Oggi il piccolo vive ancora all’estero e il padre continua a chiedere che le decisioni della magistratura italiana vengano finalmente attuate. La vicenda, che negli anni ha assunto anche una dimensione internazionale, è tornata al centro dell’attenzione attraverso un sit-in organizzato dalla famiglia davanti al Consolato Generale d’Ucraina a Napoli. L’obiettivo della manifestazione è stato quello di mantenere alta l’attenzione su una situazione che, nonostante diverse pronunce giudiziarie, non ha ancora trovato una soluzione definitiva.
Secondo quanto riferito dai familiari, l’ultima sentenza emessa dalla giustizia italiana risale allo scorso anno e ha condannato la donna a quattro anni e due mesi di reclusione per sequestro di persona. Nonostante ciò, il bambino continua a trovarsi fuori dai confini nazionali e il padre sostiene di non avere notizie certe sulle sue condizioni di vita.
Nel corso degli anni, la pandemia da Covid-19 prima e il conflitto scoppiato in Ucraina poi hanno ulteriormente complicato una situazione già estremamente delicata. Oggi la principale preoccupazione di Mirko Cappelli riguarda proprio il benessere del figlio, che vive in un Paese ancora segnato dalle conseguenze della guerra.
«Vorrei sapere come sta mio figlio e avere informazioni sulle sue condizioni di vita e di salute», ha dichiarato il padre durante l’iniziativa. «Sono passati tanti anni e il mio desiderio più grande è poterlo riabbracciare. Il tempo trascorso è talmente lungo che non so nemmeno se si ricorda ancora di me. Chiedo alle istituzioni italiane di fare tutto il possibile affinché questa vicenda trovi una soluzione concreta».
Per Cappelli la questione non riguarda soltanto la propria esperienza personale, ma il principio secondo cui un bambino dovrebbe poter mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. «Un figlio ha diritto a crescere accanto alla madre e al padre. Troppo spesso noi padri ci sentiamo penalizzati e privati del nostro ruolo genitoriale», ha aggiunto.
Nel corso dell’incontro con la famiglia, il Console Generale d’Ucraina a Napoli, Maksym Kovalenko, ha manifestato disponibilità all’ascolto e attenzione verso la vicenda. Secondo quanto riferito dai presenti, il diplomatico avrebbe evidenziato come la questione debba essere affrontata attraverso gli strumenti istituzionali e giudiziari previsti dai rapporti tra i due Paesi.
«Si tratta di una problematica che merita una soluzione», ha spiegato Kovalenko. «Le decisioni della magistratura italiana devono essere trasmesse alle autorità ucraine attraverso i canali diplomatici competenti. Saranno poi i giudici ucraini a valutare la documentazione e ad assumere le decisioni necessarie nell’interesse del minore».
All’incontro ha partecipato anche Gennaro Danesi, presidente della Commissione Giustizia e Affari Legali del Corpo Diplomatico Consolare Napoli-Campania, che ha sottolineato l’importanza della cooperazione giuridica internazionale tra Italia e Ucraina.
«Il caso coinvolge aspetti fondamentali del diritto internazionale, del diritto di famiglia e della tutela dei minori», ha affermato. «Il ricongiungimento familiare rappresenta un elemento essenziale che non può essere trascurato. È una vicenda che richiede attenzione e collaborazione tra le istituzioni dei due Stati».
Sostegno alla famiglia è arrivato anche dall’avvocato Angelo Pisani, fondatore del team antiviolenza 1523.it, che ha espresso solidarietà a Mirko Cappelli e ha ribadito la necessità di garantire una maggiore tutela ai genitori che si trovano in situazioni analoghe.