Muore anche la mamma del prof che aveva insultato la figlia della Meloni
La madre è deceduta nella propria abitazione, la stessa in cui aveva vissuto per tutta la vita insieme al figlio
Due vite legate da un filo strettissimo si sono spente nello stesso giorno: quella di Stefano Addeo e quella della madre novantaduenne, due decessi avvenuti a poche ore di distanza tra loro. L’uomo era ricoverato da circa un mese all’Ospedale del Mare, dopo un ulteriore gesto di autolesionismo che ne aveva aggravato le condizioni già fragili. La madre, invece, è deceduta nella propria abitazione, la stessa in cui aveva vissuto per tutta la vita insieme al figlio.
Il loro rapporto era caratterizzato da una convivenza totale e continua. Stefano aveva scelto di restare accanto alla madre mentre gli altri familiari avevano intrapreso percorsi di vita autonomi. Si occupava quotidianamente di lei, seguendone la salute, le terapie, gli appuntamenti medici e ogni necessità legata all’età avanzata.
Nel racconto di chi lo aveva conosciuto, emergeva un legame definito quasi esclusivo. L’uomo non si riferiva quasi mai alla madre con il termine “mamma”, preferendo un’espressione affettuosa e personale, “la mia vecchina”, che sottolineava la costanza della sua cura e la dimensione quotidiana della loro relazione.
La loro esistenza si svolgeva in un equilibrio domestico molto chiuso, fatto di abitudini ripetute e di una presenza reciproca costante. La madre rappresentava per lui il punto di riferimento principale, al centro delle sue attenzioni e delle sue preoccupazioni quotidiane.
La vicenda di Stefano era emersa all’attenzione pubblica nel corso del 2025, in seguito a un episodio che aveva generato forte impatto mediatico e reazioni diffuse. Da quel momento, la sua vita aveva subito una svolta drastica, accompagnata da conseguenze personali e professionali molto pesanti, tra cui la sospensione dall’attività lavorativa e una forte esposizione pubblica.
Nei giorni successivi a quella vicenda, l’uomo aveva compiuto un primo tentativo di suicidio, dal quale era stato salvato. Tuttavia, le sue condizioni psicologiche erano rimaste estremamente delicate, con un andamento altalenante tra momenti di apparente ripresa e nuove fasi di profonda crisi.
Nel tempo aveva instaurato un contatto costante con alcune persone con cui condivideva pensieri e riflessioni quotidiane. In quei dialoghi ricorrevano spesso il riferimento alla madre, alla sua vita domestica, alla fede e alla difficoltà di affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Aveva anche espresso il desiderio di trasformare quella esperienza in un percorso di racconto e consapevolezza rivolto ai più giovani, con l’intento di evidenziare l’impatto che le parole diffuse sui social possono avere nella vita reale.
Nonostante questi tentativi di rielaborazione, il suo percorso è rimasto segnato da una fragilità profonda e persistente, che nel tempo non ha trovato una stabilizzazione.
La conclusione della sua vita è arrivata nello stesso giorno della morte della madre, chiudendo una vicenda personale complessa, costruita su un legame familiare totalizzante e su una lunga fase di sofferenza interiore.