Miele dello sballo comprato con una PostePay, 17enne rischia la vita
L’attività investigativa si concentra su un singolo episodio di presunta cessione di sostanze stupefacenti
Pochi click, un pagamento online e qualche giorno di attesa per la consegna. Sarebbe iniziata così la vicenda che ha portato tre giovani di Arzano, di 17, 19 e 22 anni, in ospedale dopo aver assunto il cosiddetto “wax”, conosciuto anche come “miele dello sballo”. Un episodio che ora è al centro delle indagini dei carabinieri, impegnati a ricostruire la provenienza della sostanza e la rete di contatti utilizzata per l’acquisto.
Secondo quanto emerge dalle prime attività investigative, i tre ragazzi avrebbero preso contatto con i fornitori attraverso piattaforme social e sistemi di messaggistica istantanea. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione in particolare su Telegram e TikTok, canali che consentirebbero di stabilire contatti in maniera riservata e, in alcuni casi, difficilmente tracciabile.
L’obiettivo degli accertamenti è comprendere come sia maturata l’idea dell’acquisto, chi abbia promosso l’operazione e quale fosse la destinazione finale della sostanza. Gli inquirenti ritengono che i giovani possano aver agito senza una reale conoscenza del prodotto acquistato, né delle modalità di assunzione e dei rischi connessi.
Il costo della sostanza
Dalle prime ricostruzioni emerge che il “wax” avrebbe un costo elevato, stimato intorno ai 50 euro al grammo. Le confezioni commercializzate online conterrebbero tra i 30 e i 40 grammi di prodotto, per un valore complessivo superiore ai mille euro.
Al momento non vengono contestate ipotesi di traffico organizzato di stupefacenti. L’attività investigativa si concentra su un singolo episodio di presunta cessione di sostanze stupefacenti, ma l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati potrebbe fornire ulteriori elementi utili a delineare eventuali collegamenti con altre persone o gruppi.
Cellulari e pagamenti sotto la lente
Gli investigatori stanno esaminando il contenuto degli smartphone dei tre giovani per ricostruire conversazioni, contatti e modalità di acquisto. Particolare attenzione viene riservata anche ai sistemi di pagamento utilizzati.
Tra le ipotesi al vaglio vi è quella dell’utilizzo di carte prepagate, strumento frequentemente impiegato nelle transazioni online grazie alla facilità di utilizzo e alla possibilità di limitare i dati personali condivisi durante gli acquisti.
Resta inoltre da chiarire l’origine delle somme utilizzate per l’acquisto e chi abbia materialmente effettuato il pagamento.
La pista dell’acquisto dall’estero
Un altro aspetto centrale dell’inchiesta riguarda il canale di approvvigionamento della sostanza. Gli investigatori stanno verificando la possibilità che il prodotto sia stato spedito dall’estero, con particolare attenzione a possibili collegamenti con fornitori operanti nei Paesi Bassi.
Le modalità di consegna potrebbero essere state quelle tipiche del commercio elettronico internazionale: ritiro presso un punto di consegna oppure recapito diretto a domicilio tramite corriere. Procedure che, nella maggior parte dei casi, non coinvolgono direttamente i vettori nella verifica del contenuto dei pacchi trasportati.
Il minore ricoverato in condizioni critiche
L’inchiesta prende le mosse dal grave episodio avvenuto nei giorni scorsi, quando i tre giovani sono stati trasportati d’urgenza in ospedale dopo aver consumato una piccola quantità della sostanza. Il diciassettenne è stato ricoverato in condizioni particolarmente gravi e si trova sotto stretta osservazione medica, mentre gli altri due ragazzi sono stati dimessi dopo le cure ricevute.
Le indagini proseguono per individuare la provenienza del “miele dello sballo”, ricostruire l’intera filiera dell’acquisto e verificare eventuali responsabilità penali legate alla vendita della sostanza.