Mancano i pediatri, assistenza a rischio in Campania
A preoccupare maggiormente è però la prospettiva a medio termine: entro il 2029, secondo le stime Gimbe, 218 pediatri campani raggiungeranno l’età pensionabile
In Campania la carenza di pediatri di libera scelta è già oggi significativa e, secondo i dati della Fondazione Gimbe, rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni. Attualmente mancherebbero almeno 59 pediatri sul territorio regionale, a fronte di una carenza complessiva nazionale di circa 497 professionisti. La Campania si colloca tra le regioni con le maggiori criticità, preceduta solo da Lombardia, Piemonte e Veneto per numero assoluto di pediatri mancanti. Un dato che evidenzia una pressione crescente sul sistema sanitario territoriale, soprattutto nelle aree più densamente popolate.
A preoccupare maggiormente è però la prospettiva a medio termine: entro il 2029, secondo le stime Gimbe, 218 pediatri campani raggiungeranno l’età pensionabile, il valore più alto in Italia insieme a Sicilia e Lazio. Questo scenario potrebbe ampliare ulteriormente il divario tra domanda e offerta di assistenza pediatrica.
Sul fronte del carico assistenziale, ogni pediatra in Campania segue in media circa 925 bambini, un valore superiore alla media nazionale ma ancora entro il massimale previsto senza deroghe (1.000 assistiti per medico). La regione registra inoltre una copertura dell’84,3% della popolazione tra 6 e 13 anni assistita da un pediatra di libera scelta, leggermente sopra la media italiana.
Nel dibattito rientra anche la possibile riforma dell’assistenza territoriale, che prevede l’estensione del rapporto con il pediatra fino ai 18 anni. Secondo la Fondazione Gimbe, però, questa misura sarebbe difficilmente sostenibile senza un significativo incremento del personale: servirebbero infatti oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard adeguati su tutto il territorio nazionale.
Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha sottolineato come una riforma di questo tipo rischi di restare principalmente organizzativa se non accompagnata da risorse, criteri uniformi tra Regioni e strumenti di monitoraggio efficaci, per garantire reali benefici a bambini, adolescenti e famiglie.